L’effetto sui topi da laboratorio sembra inequivocabile e gli esperti ritengono che gli stessi benefici potrebbero essere ottenuti sulle persone: la combinazione di uso di caffeina ed esercizio fisico avrebbe un potente effetto preventivo nei confronti del tumore della pelle e forse di altri tipi di cancro. Uno studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia nazionale delle scienze Usa Proceedings ha esposto dei ratti a dosi dannose di raggi ultravioletti B causando lesioni precancerose su alcune cellule della loro pelle. I topi sono stati poi divisi in quattro gruppi: uno faceva tanto esercizo fisico su speciali ruote poste nelle loro gabbie, un altro beveva molta caffeina, il terzo faceva esercizio e beveva caffeina. Mentre il quarto gruppo non faceva niente di particolare ed è stato usato come campione di riferimento.
I topi dei primi tre gruppi hanno tutti in misura diversa evidenziato una più alta incidenza del fenomeno di eliminazione naturale delle cellule precancerose (chiamato apoptosi cellulare) rispetto al gruppo di controllo. Ma l’effetto più clamoroso, con un aumento del 400% di eliminazione delle lesioni pretumorali, è stato osservato nei ratti che facevano molta ginnastica e bevevano caffeina. «Vogliamo andare a fondo e comprendere l’eventuale influenza a livello molecolare dell’uso di caffè insieme ad una intensa attività fisica», ha osservato l’autore dello studio, Allan H. Conney della Rutger university.
Scoperta la proteina ‘ripara ferite’. Si chiama progranulina e potrebbe rivelarsi preziosa per la pronta guarigione di tagli e ustioni. La proteina, scoperta da ricercatori canadesi e statunitensi in uno studio pubblicato sulla rivista ‘Nature Medicine’, dovrebbe stimolare la ricrescita cutanea anche quando le ferite sono ormai croniche e formano una ‘piaga’ che non risponde ad alcun trattamento. La proteina era gia’ conosciuta, perche’ responsabile delle crescita dei tessuti durante lo sviluppo e presente anche in alcuni tipi di tumore, ma non si sapeva che svolgesse un ruolo centrale nella rigenerazione cutanea.
Andrew Bateman of the Research Institute of the McGill University Health Centre (MUHC) (Montreal), in collaborazione con il Soft Tissue Center (University of Georgia, Athens), ha studiato come avviene la riparazione delle ferite nei topi. Le analisi hanno mostrato che le cellule del sistema immunitario, che accorrono per stimolare la ricrescita dei tessuti, sono molto ricche di un fattore di crescita, la progranulina3. I ricercatori hanno anche scoperto che le cellule contenenti la progranulina servono a dare il ‘via’ ai processi cicatriziali. Infatti, subito dopo che hanno raggiunto la ferita, i tessuti cominciano a ricrescere, mentre le cellule della pelle e quelle dei capillari iniziano, a loro volta, a produrre la proteina. La progranulina e’ stata sperimentata nei topi, e le osservazioni hanno rivelato che il trattamento facilitava la rigenerazione dei tessuti danneggiati. Secondo i ricercatori, la proteina agirebbe sulle cellule cutanee e su quelle endoteliali, favorendo la proliferazione e la migrazione verso la zona ferita e stimolando la ricostituzione dello strato cutaneo e dei capillari sottostanti.
Un nuovo studio è giunto alla conclusione che il fumo di sigaretta può far ritardare la guarigione sulle ferite.
Ne sono stati autori i ricercatori della University of California, Riverside, che hanno condotto i loro studi sui topi e su colture di cellule umane per esaminare l’effetto del fumo della sigaretta sui fibroblasti, cellule che migrano verso le ferite per generare il tessuto cicatriziale. I fibroblasti svolgono un ruolo vitale nella riparazione e nel rimodellamento del tessuto.
Con lo studio si è potuto osservare che benché il fumo di sigaretta non uccida i fibroblasti, li danneggia e ne altera la capacità di arrivare alla zona ferita. I fibroblasti, invece, si accumulano ai margini della ferita.
Secondo uno dei ricercatori Manuela Martins-Green, si può affermare che nel complesso i risultati dello studio indicano che il fumo di tabacco possa far ritardare la riparazione delle ferite e la formazione della cicatrice.
Questo effetto, secondo gli autori dello studio, tenendo conto degli altri già noti come l’interferenza nel processo di morte e di migrazione delle cellule, causa un’accumulazione di tessuto malato invece che di quello deputato alla guarigione delle ferite.
I ricercatori hanno anche annunciato che stanno ora provando ad isolare il componente o i componenti del fumo che inibiscono la migrazione delle cellule ed ostacolano la morte delle cellule.











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