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    ott  09
    1

    Al bando i lettini abbronzanti in Galles

                     Carlo  |   |    No Comments

    LettinoLONDRA – Niente più abbronzatura artificiale per i ragazzi gallesi sotto i 18 anni. Lo ha proposto il ministro della salute del governo locale del Galles, Edwina Hart, per limitare il rischio – forte nei giovani – di sviluppare forme tumorali dovute all’esposizione ai raggi Uva. La Hart si scaglia in particolare contro i centri abbronzanti non sorvegliati: funzionano a monete, senza personale che supervisiona. “E’ mia intenzione – ha detto la Hart durante l’incontro di un comitato dell’Autorità gallese – impedire l’uso dei lettini abbronzanti per i minori di 18 anni e bandire i centri dove ci si abbronza pagando con le monete“.

    La proposta, simile a quella che dal prossimo novembre verrà applicata in Scozia, arriva in seguito all’incidente capitato a una ragazzina di dieci anni a Port Talbot che ha riportato gravi ustioni dopo essere stata per 16 minuti su un lettino abbronzante in un centro non sorvegliato. Leggi il resto dell’articolo »

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      apr  09
      27

      Carnagione chiara e melanoma? Non sempre…

                       Carlo  |   |    No Comments

      LentigginiI soggetti con i capelli biondi o rossicci, la carnagione chiara e il viso cosparso di lentiggini sono generalmente classificati dai medici come individui a maggior rischio di melanoma rispetto ai soggetti mori o castani e con la carnagione scura. Questa distinzione potrebbe tuttavia suggerire un quadro diverso da quella che è la realtà.

      In una ricerca presentata al meeting annuale dell’American Association for Cancer Research, un gruppo di ricercatori della University of Pennsylvania ha mostrato che l’incidenza del melanoma è strettamente legata a una variante di un gene denominato MC1R. In presenza di questa variante, tuttavia, i soggetti più esposti al tumore non sono i biondi con la carnagione chiara, ma al contrario i mori con la pelle più scura e più resistente ai raggi ultravioletti del sole.

      Analizzando le varianti genetiche del gene MC1R in un campione di 779 pazienti affetti da melanoma, i ricercatori hanno verificato che, in presenza della variante del gene, il rischio di melanoma aumentava di circa 3,2 volte nei soggetti con i capelli scuri, di 8 volte in coloro che non possedevano lentiggini e di 9,5 volte in coloro che tendevano a non scottarsi al sole.

      “Solitamente, un medico che osserva un paziente con i capelli scuri e la pelle che non sembra scottarsi facilmente al sole tende a classificarlo come un soggetto a minor rischio di melanoma”, afferma Peter Kanetsky, autore dello studio, “ma questa classificazione potrebbe non esser valida per tutti gli individui della popolazione”.

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        apr  09
        8

        Lampadine a basso consumo… un rischio?

                         Carlo  |   |    2 Comments

        LampadinaI pazienti che soffrono comunemente di disturbi dermatologici o che hanno la pelle particolarmente sensibile potrebbero trovare svantaggio dall’utilizzo, sempre più comune, delle lampadine a basso consumo energetico. La denuncia arriva da Robert Sarkany, un dermatologo del St Thomas’ Hospital di Londra.

        Sarkany afferma di aver già trattato numerosi pazienti affetti da infiammazioni cutanee, eritemi e gonfiori causati dall’esposizione alla luce delle lampadine a basso consumo, che presto sostituiranno definitivamente le lampadine ad incandescenza comuni.
        Le lampadine a risparmio energetico, sostiene Sarkany, emettono una quantità di raggi ultravioletti superiore alla media e ciò può rappresentare un serio problema per chi soffre di psoriasi, eczema o lupus eritematoso sistemico, una malattia autoimmune relativamente rara caratterizzata da lesioni infiammatorie che possono colpire qualsiasi tessuto e organo del corpo.

        “In queste categorie di pazienti, la luce emessa dalle lampadine a basso consumo può favorire il processo infiammatorio e portare a vere e proprie bruciature della pelle”, sostiene Sarkany.
        Uno studio condotto in passato dall’Health Protection Agency, verificò che l’emissione della luce ultravioletta da parte delle lampadine a basso consumo era paragonabile a quella emessa dal sole durante una giornata estiva, un dato che allarmò molti scienziati sull’eventuale rischio di tumore legato all’utilizzo di queste lampadine.

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          mar  09
          13

          Melanoma dell’occhio… il cellulare è innocente

                           Carlo  |   |    No Comments

          CellulareUno studio recentemente condotto e pubblicato da ricercatori tedeschi dimostra che l’uso prolungato dei telefonini non sembra incrementare il rischio di contrarre il cosiddetto melanoma all’occhio.

          Questo studio smentisce una precedente ricerca di alcuni scienziati che al contrario parteggiavano per una connessione forte tra l’uso del cellulare e questo particolare tipo di cancro. Lo studio dei ricercatori tedeschi, pubblicato sul “Journal of the National Cancer Institute”, è stato condotto su un campione di 1600 persone e dimostra che non c’è alcuna relazione tra il tempo che una persona spende al telefonino nel corso di 10 anni e il rischio di contrarre la malattia.

          L’idea che l’uso prolungato dei cellulari potesse causare forme di tumori è stata ed è ancora una questione molto rilevante, tuttavia gli studi che di volta in volta sono stati condotti sull’argomento l’hanno smorzata e resa meno preponderante, perché per lo più hanno smentito una connessione tra la malattia e l’impiego dei telefonini.

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            gen  09
            5

            Lo spogliatoio nemico della pelle

                             Carlo  |   |    4 Comments

            SpogliatoioIn Italia sono 16 milioni gli atleti professionisti e 20 milioni le persone che praticano sport in maniera occasionale o saltuaria. L’attività sportiva è una pratica efficace per prevenire le malattie cardiovascolari, l’obesità, il diabete, le malattie osteoarticolari ecc.
            Quindi lo sport fa bene? La risposta a questa domanda sembra ovvia, certo che fa bene, ma è importante dire anche che ogni volta che facciamo lavorare il nostro organismo ad alti regimi lo esponiamo a qualche effetto negativo. È ormai dimostrato che tra le conseguenze di un intenso lavoro muscolare vi sia una diminuzione delle difese immunitarie; in particolare è stata dimostrata una diminuita funzionalità dei granulociti, una diminuita produzione di immunoglobuline A e un alterato rapporto tra i diversi tipi di linfociti. La competizione inoltre determina un aumento della produzione di alcuni ormoni (per es. adrenalina) che da un lato preparano l’organismo alla “lotta”, dall’altro ne diminuiscono le difese naturali.
            In definitiva l’attività sportiva da un lato previene alcune patologie, dall’altro espone l’organismo ad un aumentato rischio di contrarre malattie infettive del sistema respiratorio e a carico della pelle. Questo complesso fenomeno è noto come “open window” (finestra aperta), è rappresentato da un periodo variabile di tempo compreso tra le 3 e 72 ore dopo lo sforzo fisico e dipende dal livello immunitario basale, da un insufficiente apporto nutrizionale e dai microtraumi muscolari. Inoltre si devono considerare fattori esterni all’organismo come l’abbraccio con i compagni e i tifosi e soprattutto la permanenza negli spogliatoi che rappresenta un “veicolo” ottimale per la trasmissione di numerosi agenti infettivi.
            Gli spogliatoi sono un passaggio obbligato per tutti i praticanti sportivi, sono ambienti caldo umidi sempre molti affollati, dove le operazioni di disinfezione sono praticate al massimo una volta al giorno.
            Le patologie dermatologiche che possono essere contratte frequentemente all’interno dello spogliatoio sono: infezioni fungine (micosi), virali e batteriche.
            Tra le infezioni fungine ricordiamo il piede d’atleta, le onicomicosi, la pitiriasis versicolor e le verruche.

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              nov  08
              26

              Un pò di epidemiologia sui tumori

                               Carlo  |   |    No Comments

              Citta'Da otto registri nazionali sono stati ricavati i dati sui tumori del seno, del polmone, della cervice uterina e di melanoma maligno diagnosticati dal 1998 al 2003; lo status socioeconomico è stato classificato per ciascun malato in base all’Indice di deprivazione multipla 2004, una misura dello svantaggio sociale.
              Le incidenze più elevate in Inghilterra si sono riscontrate nei gruppi più disagiati sia per il tumore del polmone che per quello cervicale, mentre è apparso il contrario per il melanoma e per il carcinoma mammario (massima incidenza tra i meno disagiati).
              La disuguaglianza maggiore tra i due estremi socioeconomici riguardava il cancro del polmone, negli uomini e nelle donne, soprattutto per i pazienti con meno di 65 anni alla diagnosi; similmente per quello cervicale l’incidenza più alta era tra i più svantaggiati, con variazioni consistenti al cambiare dello status. Per il tumore mammario l’incidenza era maggiore nei meno disagiati, ma con differenze modeste tra i gruppi socioeconomici; per il melanoma, infine, c’erano ampie variazioni in relazione allo status e trend simili per uomini e donne.
              Indicativo soprattutto un dato: portando idealmente le incidenze dei quattro tumori a quelle più favorevoli in relazione allo status socioeconomico si sarebbero potuti prevenire il 36% dei cancri del polmone maschili e il 38% dei femminili, il 28% di quelli della cervice, il 7% di quelli mammari, il 27% dei melanomi maschili e il 29% dei femminili.
              Le differenze socioeconomiche legate al rischio di tumore dovrebbero essere quindi d’interesse sia nel campo dell’educazione alla prevenzione sia in quello della pianificazione sanitaria, per lo sviluppo di programmi che puntino a ridurre le disuguaglianze in termini di salute.
              Diminuire le disuguaglianze richiede un’integrazione delle informazioni sui fattori di rischio, sulle incidenze e relative proiezioni: per esempio bisogna tener conto che le donne meno disagiate tendono ad avere meno figli e più tardi o ad essere sovrappeso nel periodo post-menopausale, fattori associati ad aumentato rischio di carcinoma mammario; lo screening per il tumore della cervice è meno frequente tra le donne meno istruite; il fumo si lega allo status socioeconomico (è più precoce e frequente tra i lavoratori manuali) ed è anche la causa principale di cancro del polmone; il melanoma aumenta tra chi ha più opportunità di esposizione ricreazionale al sole.
              Interventi mirati di salute pubblica possono contribuire a ridurre disuguaglianze locali di incidenza dei tumori.

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