Tra i “must” estetici attualmente più in voga c’è il “ventre piatto”. Spesso la vendita e la reclamizzazione dei prodotti presenti in commercio per tale scopo non tiene conto dell’estrema variabilità della risposta individuale a qualunque tipo di trattamento, ed è già noto che essa dipende da molteplici fattori, e tra questi, oltre all’età, lo stato di salute e la costituzione, c’è soprattutto la predisposizione genetica.La capacità di mantenere una ‘pancia piatta’ dipende molto dalla tonicità ed elasticità dei tessuti dell’addome per cui è importante l’idratazione della pelle. La pelle della pancia è particolarmente elastica (basti pensare alla gravidanza) ma è anche fragile.
Ebbene, pare che proprio l’elasticità della pelle del nostro addome dipenda dal buon funzionamento di un gene.
E’ vero dunque che vanno sempre bene consigli quali: preferire l’acqua fredda a quella calda per il bagno, i pantaloni larghi a quelli stretti, per evitare che si atrofizzino i muscoli addominali, evitare sole ed idratare, massaggiare e asportare le cellule morte, fare sport.
Basta però ricordare che è “madre natura”, quindi il nostro Dna, a decidere molto del nostro aspetto fisico.
A conferma di ciò arriva uno studio statunitense condotto sui topi, pubblicato sulla rivista Nature Genetics. La ricerca rivela che il gene, battezzato LOX1, è responsabile della tonicità dei tessuti e, gioca anche un ruolo chiave nel ‘rimodellamento’ della forma corporea dopo fasi di ‘dilatazione’.
Riacquistare la silhouette perduta è importante non solo per chi è alle prese con una dieta dimagrante ma soprattutto per le donne dopo la gravidanza.
Insomma, la genetica potrà in futuro aiutarci contro questo inestetismo?
Speriamo di si, però fino ad allora giù con la corsa, la dieta e tanta tanta acqua.
Brutte notizie per i forzati delle diete. Perdere peso non aiuta a liberarsi della cellulite, anzi può contribuire a peggiorarla. E’ quanto emerge da un recente studio americano, pubblicato dalla ‘Bbc’, dedicato alla cosiddetta ‘pelle a buccia d’arancia’, incubo dell’85% del gentil sesso.











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