I farmaci, ed in particolar modo gli antinfiammatori non cortisonici, sono la causa di circa il 30% delle manifestazioni cutanee di tipo allergico. E’ quanto emerso nel corso del Congresso internazionale dell’associazione dei dermatologi francofoni, svoltosi a Saint Vincent.
“Le tossidermie, ovvero le dermatiti allergiche da farmaci – ha spiegato Maurizio Norat, direttore del reparto di Dermatologia dell’ospedale Beauregard di Aosta e presidente del congresso – sono molto frequenti e altrettanto spesso vengono confuse per orticarie o altre patologie. E’ importante invece riconoscere che sovente la causa è da ricercare nelle intolleranze farmacologiche”.
Al congresso hanno partecipato circa 300 medici provenienti da Francia, Italia, Belgio, Svizzera, ma anche Tunisia, Algeria, Marocco, Camerun, Senegal, Burkina Faso, Guyana Francese, Argentina, Brasile, Messico, Vietnam, Libano.
Quali saranno le conclusioni? Si arriverà forse a sperimentare farmaci meno allergenici?
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La pelle spesso è una cartina al tornasole delle emozioni più intime. La paura per un esame da sostenere, l’emozione del primo appuntamento, un amore sbagliato, la morte di una persona cara, un lavoro che non ci soddisfa, lo stress. I conflitti interiori si manifestano con disturbi di varia natura, anche attraverso la pelle…
“La dermatologia psico-somatica – spiega il dott. Gennaro Spera, dermatologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche – si occupa proprio di quel “trattino” che lega psiche e soma, mettendo in relazione la parte più nascosta dell’individuo, la psiche, con quella più evidente, la pelle”. Anche se i meccanismi attraverso i quali la psiche agisce sulla pelle non sono del tutto chiari, è accertato che esiste un legame tra alcuni disturbi cutanei e disturbi psicologici e la pelle, quale organo di espressione emotiva, rappresenta il confine tra l’io più profondo e l’esterno.
Questa relazione si può spiegare attraverso un’ipotesi secondo cui la permeabilità della cute, nei periodi di stress, aumenterebbe, facendo quindi diventare la pelle vulnerabile, condizione che regredisce o sparisce in situazioni di poco stress.
Le patologie più diffuse sono l’acne, l’orticaria, la psoriasi, l’alopecia areata, che, quando già sono presenti, possono essere aggravati dalla componente psichica.
Esistono casi di malattie psichiatriche in cui la pelle è al centro delle manifestazioni: c’è chi si autoinfligge escoriazioni con le unghie, pensando di essere stato infestato da parassiti, provocandosi così dermatiti fittizie; c’è chi si strappa i capelli nella cosiddetta tricotillomania. Infine, ci sono casi in cui è la malattia della pelle a generare vere e proprie turbe psichiche, soprattutto in una società come la nostra che dà estrema importanza all’apparire.
In questi casi, un’efficace terapia medica si basa, oltre che su trattamenti farmacologici specifici, anche e soprattutto su un buon rapporto tra il paziente e il dermatologo, che deve diventare anche un po’ psicologo”.
L’ipnosi può servire a curare le malattie della pelle. Da sola, o insieme con le terapia standard, l’ipnosi si rivela capace di contribuire efficacemente alla riduzione dei sintomi e al miglioramento delle diverse dermopatie. Innanzitutto della dermopatia atopica, squilibrio del sistema immunitario in senso allergico e che interessa soprattutto i bambini fino a due anni, ma che può interessare anche l’età adulta. Proprio su un gruppo di adulti, refrattari alla terapia standard, è stato condotto uno studio che ha dato i seguenti risultati: dopo un periodo nel quale sono stati impiegata tecniche di rilassamento, induzioni di suggestioni ipnotiche e esercizi di autoipnosi, l’uso di creme al cortisone che è il principale indicatore dell’andamento della malattia, è diminuito del 40% dopo quattro settimane, del 50% dopo otto e del 60% dopo sedici settimane. L’ipnosi funziona bene anche in altre situazioni quali l’orticaria, rosacea, foruncolosi. Ma perché? Le nuove conoscenze che stanno emergendo dallo studio del cervello e dall’andamento delle sue relazioni con il sistema immunitario aprono nuove vie di ricerca; dalle neuroscienze emerge la vastità di un mondo emozionale del quale abbiamo scarsa percezione cosciente ma che opera in profondità nell’organizzazione della nostra identità biologica e quindi dell’equilibrio tra salute e malattie. Lo studio della memoria dice che c’è un sistema di memorizzazione che un grande studioso della neurobiologia delle emozioni, l’americano J. Le Doux, definisce “implicito”, che concerne la nostra vita emotiva, che di regola non arriva alla soglia della percezione e che però agisce sul nostro equilibrio vitale, soprattutto condizionando il sistema immunitario, che ormai è dimostrato essere in stretto dialogo con il sistema nervoso. L’ipnosi, superando la barriera dei sistemi cognitivi razionali, consente una comunicazione diretta con il nostro mondo emotivo, permettendo di incidere su alterazioni emozionali che inducono modificazioni biologiche le quali, infine, concorrono alla comparsa della malattia.











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