Da otto registri nazionali sono stati ricavati i dati sui tumori del seno, del polmone, della cervice uterina e di melanoma maligno diagnosticati dal 1998 al 2003; lo status socioeconomico è stato classificato per ciascun malato in base all’Indice di deprivazione multipla 2004, una misura dello svantaggio sociale.
Le incidenze più elevate in Inghilterra si sono riscontrate nei gruppi più disagiati sia per il tumore del polmone che per quello cervicale, mentre è apparso il contrario per il melanoma e per il carcinoma mammario (massima incidenza tra i meno disagiati).
La disuguaglianza maggiore tra i due estremi socioeconomici riguardava il cancro del polmone, negli uomini e nelle donne, soprattutto per i pazienti con meno di 65 anni alla diagnosi; similmente per quello cervicale l’incidenza più alta era tra i più svantaggiati, con variazioni consistenti al cambiare dello status. Per il tumore mammario l’incidenza era maggiore nei meno disagiati, ma con differenze modeste tra i gruppi socioeconomici; per il melanoma, infine, c’erano ampie variazioni in relazione allo status e trend simili per uomini e donne.
Indicativo soprattutto un dato: portando idealmente le incidenze dei quattro tumori a quelle più favorevoli in relazione allo status socioeconomico si sarebbero potuti prevenire il 36% dei cancri del polmone maschili e il 38% dei femminili, il 28% di quelli della cervice, il 7% di quelli mammari, il 27% dei melanomi maschili e il 29% dei femminili.
Le differenze socioeconomiche legate al rischio di tumore dovrebbero essere quindi d’interesse sia nel campo dell’educazione alla prevenzione sia in quello della pianificazione sanitaria, per lo sviluppo di programmi che puntino a ridurre le disuguaglianze in termini di salute.
Diminuire le disuguaglianze richiede un’integrazione delle informazioni sui fattori di rischio, sulle incidenze e relative proiezioni: per esempio bisogna tener conto che le donne meno disagiate tendono ad avere meno figli e più tardi o ad essere sovrappeso nel periodo post-menopausale, fattori associati ad aumentato rischio di carcinoma mammario; lo screening per il tumore della cervice è meno frequente tra le donne meno istruite; il fumo si lega allo status socioeconomico (è più precoce e frequente tra i lavoratori manuali) ed è anche la causa principale di cancro del polmone; il melanoma aumenta tra chi ha più opportunità di esposizione ricreazionale al sole.
Interventi mirati di salute pubblica possono contribuire a ridurre disuguaglianze locali di incidenza dei tumori.
Arriva una bella notizia per chi si preoccupa tanto per la presenza di rughe sulla pelle. E’ stato scoperto che chi presenta un volto segnato da ‘zampe di gallina’ ed altre rughette, corre meno rischi di sviluppare forme comuni di tumore della pelle.
A sostenerlo sono i ricercatori della Christopher E.M. Griffiths dell’Università di Manchester, secondo il quale il meccanismo che regola lo sviluppo delle rughe sembra essere diverso da quello responsabile del carcinoma a cellule basali.
La ricerca, si legge sugli ‘Archives of Dermatology’, ha studianto a fondo 118 pazienti colpiti da questo tumore, confrontando la loro pelle con 121 adulti sani, tutti ‘over 50′ anni. Alla fine si è verificato che i malati di tumore avevano molte meno rughe rispetto ai controlli, nonostante la loro età fosse in media maggiore (72 contro 69 anni).
Tanti associano il photoaging con il rischio di tumore, ricordano gli studiosi britannici. Ma la ricerca suggerisce che chi ha un volto liscio nonostante le ore passate al sole, rischia più rispetto a chi porta sul viso i segni di anni di tintarella.











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