Con l’arrivo dell’estate arriva anche la sana voglia dei bagni di sole e il desiderio di abbronzarsi si fa più forte. Ma mai come quest’anno attenzione ai falsi miti: primo fra tutti quello di creder che utilizzando una protezione a schermo totale si ci possa esporre al sole indiscriminatamente.Da oggi i prodotti a schermo totale sono fuori legge. Lo ha stabilito l’Emea. Questo perché “i fattori di protezione contenuti nelle creme solari non possono creare una vera e propria barriera contro tutti gli effetti prodotti dal sole, soprattutto contro quelli nocivi. Anzi ciò che limita il fattore di protezione solare è soltanto il rossore, l’eritema che si sviluppa a seguito di una scottatura. L’utilizzo di uno schermo totale non impedisce la produzione di tutta una serie di effetti secondari che per la salute della pelle sono quelli più importanti. Quelli, cioè, che sommati nel tempo sono poi la causa per lo sviluppo di un vero e proprio tumore” , spiega Torello Lotti, professore Ordinario di Dermatologia dellUniversità degli Studi di Firenze a margine del 4° Congresso Nazionale di Dermatologia e Venereologia.
Ed è per questo che l’Emea ha stabilito l’eliminazione di tutte le etichette fuorvianti o inesatte che riportino la dicitura ‘schermo totale’ o ‘protezione totale’. “E questo perché non esiste nessuna crema in grado di eliminare tutti i raggi ultravioletti. La novità è che l’uso di creme solari a protezione totali fino ad ora ha generato nel paziente la diffusa ed errata certezza che fosse completamente protetto. Invece questo tipo di crema protegge solo dal rossore, ma non da tutti quei danni molto più gravi, che rappresentano il maggior fattore di rischio per il cancro e l’invecchiamento della pelle” spiega meglio l’esperto.
Questo perché i fattori di protezione agiscono maggiormente sui raggi UVB, responsabili delle scottature, ma non sono in grado di eliminare i raggi UVA quelli più rischiosi per la nostra pelle. Ecco perché in Italia è stato stabilito che una crema solare come massimo grado di protezione solare possa riportare un Sun Protection Factor di 50.
I pazienti che soffrono comunemente di disturbi dermatologici o che hanno la pelle particolarmente sensibile potrebbero trovare svantaggio dall’utilizzo, sempre più comune, delle lampadine a basso consumo energetico. La denuncia arriva da Robert Sarkany, un dermatologo del St Thomas’ Hospital di Londra.
La diatriba che vede opposti quelli che sostengono che il cellulare sia dannoso e quelli che invece ritengono non esponga a rischi maggiori rispetto a qualsiasi altra cosa con cui entriamo in contatto nella vita quotidiana è sempre aperta, con momenti in cui, nel grande pubblico, fanno più presa le ipotesi dei primi o dei secondi.
Non è nulla di drammatico né di impressionante. Non si tratta di una patologia quanto di un “infortunio” (che si verifica con relativa frequenza) da addebitare a genitori disattenti o magari poco preparati. A questi ultimi dedichiamo allora una parte del nostro spazio, giusto per prevenire situazioni sgradevoli che si rivelano particolarmente fastidiose per i neonati.
L’Organizzazione mondiale della sanità ne sconsiglia l’uso: gli effetti delle lampade abbronzanti possono provocare eritemi nell’arco di un breve periodo e tumori della pelle con il tempo. La cautela dovrebbe ispirare chi ritiene di non poterne fare a meno e, prim’ancora, chi le maneggia e chi le fabbrica.











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