Lo chiamano ”Effetto Berlusconi”: sul suo esempio stanno aumentando le richieste di trapianto di capelli.
E’ quanto emerso nel corso del workshop dell’International Society of Hair Restoration Surgery, tenutosi nella sede dell’IDI di Roma.
Sara’ merito delle apparizioni televisive del premier o, soprattutto, delle nuove e piu’ moderne metodiche di intervento, piu’ durature negli effetti e, non ultimo, piu’ economiche, ma nell’ultimo anno, sarebbero triplicati gli interventi di trapianto di capelli.
Sta di fatto che quello che fino a qualche anno fa era ritenuto un tentativo dagli alterni risultati, privilegio di pochi eletti, oggi e’ considerato un’operazione semplice con un costo che varia tra i 3.000 ed i 6.000 euro e che garantisce un futuro migliore a quanti vivono la calvizie come un problema.
Un riscontro evidente lo si evince dall’incremento di coloro che nel mondo hanno deciso di affidarsi a tale tecnica: ben 225.000 i trapianti eseguiti nel 2006, circa il 30% in piu’ rispetto al 2004, per un valore di un miliardo di dollari, con una domanda che supera nettamente quella degli altri tipi di interventi di chirurgia estetica (il 15% delle richieste proviene dalle donne).
”Una crescita non solo numerica” – spiega il Prof. Franco Buttafarro, Presidente del Comitato Scientifico dell’ISHRS, che annovera i cattedratici di dermatologia e chirurgia plastica di numerosi atenei – ”ma di status: l’hair restoration e’ infatti diventata materia di insegnamento nelle Universita’ italiane”.
E dai laboratori arrivano nuove certezze per un ulteriore passo avanti nella lotta contro la calvizie.
Come e’ stato infatti evidenziato dall’inglese Bessam Farjo, presidente dell’ISHRS, ”l’hair restoration e’ alla vigilia di una nuova era, perche’ la tecnica chirurgica si e’ ormai sviluppata alla perfezione ed ora grazie alle recenti scoperte di genetica e quindi alla clonazione, si puo’ aggiungere alla qualita’ anche la quantita”’.
Come spiega la Dr.ssa Liudmilla Korkina, biologa russa dell’IDI, ”il bulbo pilifero e’ un’autentica fabbrica di cellule staminali da cui produre capelli identici a quelli perduti, per trapiantarli nell’area calva”.
La sperimentazione sui pazienti e’ gia’ iniziata, grazie ad un lavoro condotto con metodi differenti ma convergenti dai laboratori di Londra e Roma, ma la vera notizia e’ che la fase di sperimentazione di una speciale pomata che in maniera non invasiva permettera’ la riattivazione dei bulbi piliferi ormai spenti, agendo direttamente sulle cellule staminali in essi contenuti.
L’effetto-premier moltiplica la voglia di apparire degli uomini italiani. Se dal giorno in cui Silvio Berlusconi e’ apparso in bandana i trapianti di capelli tra i maschi della penisola sono triplicati, dal suo lifting ”le richieste per un viso piu’ giovane sono aumentate di un buon 40%”. Ed i primi a mettersi in fila ‘’sono i giovani tra i 40-45 anni, che senza piu’ pudori escono allo scoperto e ci chiedono un volto piu’ rilassato”. A raccontare di ”un trend in continua crescita” e’ il professor Giulio Basoccu, docente di Chirurgia plastica all’universita’ La Sapienza di Roma. La tendenza all’aumento per le richieste di lifting al maschile ”era evidente gia’ due mesi dopo l’operazione di Berlusconi”, spiega lo specialista all’Adnkronos Salute. Era infatti la fine del febbraio 2004 quando Basoccu segnalava ”un aumento di interventi del 30% circa”. Con ”un’abbassamento dell’eta’ media dei pazienti”, spiegava l’esperto, e ”un’inversione di tendenza”. Il lifting, da ‘cenerentola’ della chirurgia plastica era infatti esploso, diventando ”l’intervento di bellezza piu’ richiesto dagli uomini”.
Ma col passare dei mesi ”il fenomeno si e’ mantenuto, anzi e’ aumentato. Basti un esempio: prima che il Berlusconi ricorresse al bisturi le donne che chiedevano un ritocco spiana-rughe erano 5-6 volte piu’ numerose degli uomini, mentre ora la proporzione donne-uomini e’ scesa a 4 a uno”. Sul trapianto di capelli, commenta Basoccu, l’effetto-premier ”e’ stato particolarmente evidente perche’ prima di un anno fa i numeri di questo intervento erano sempre rimasti piu’ o meno stabili. In Italia, infatti, il trapianto di capelli e’ sempre stata un’operazione ‘di nicchia’, richiesta da una categoria ben precisa di uomini”. Quelli che psicologicamente faticano ad accettare gli effetti del tempo che passa, spiega il chirurgo plastico. ”Ma anche per quanto riguarda il lifting – aggiunge – l’impatto della scelta di Berlusconi e’ stato notevole. Una sorta di ‘marketing diretto’ – lo definisce l’esperto – che ha modificato profondamente l’identikit di chi si rivolge al medico per recuperare un aspetto piu’ giovane: non sono piu’ i 70enni, ma gli under 50.
E se ”in tanti ci hanno chiesto lo stesso tipo di intervento al quale si e’ sottoposto Berlusconi – conclude lo specialista – c’e’ stato anche qualcuno che ha azzardato un giudizio diverso chiedendo: ‘Dottore, voglio un lifting, ma vorrei che venisse meglio di quello di Berlusconi”’.











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