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Olive in pillola per la psoriasi

Carlo | 24 gennaio 2009

OliveOlive amiche della pelle e soprattutto nemiche della psoriasi. La novità arriva dagli Usa ma ha un padre italiano: lo scienziato Roberto Crea. Dopo anni di ricerche e brevetti su preparati a base del frutto verde, Crea è arrivato ad una formula in polvere a base di succo di olive che ha già dimostrato di combattere efficacemente la psoriasi, malattia della pelle contro la quale esistono, fino ad oggi, pochi rimedi e non sempre efficaci.

L’integratore si basa su una concentrazione di biopolifenoli per sfruttarne la potente azione antinfiammatoria, antiossidante e per rinforzare il sistema immunitario, ma soprattutto su una scoperta. Lo scarto dei frantoi, succo e acqua di vegetazione, è ricchissimo di polifenoli, 300 volte più che l’olio extravergine d’oliva. Ogni pillola ne contiene, infatti, l’equivalente di un quarto di litro. Di lì la trasformazione in polvere grazie ad una nuova tecnologia, fino alla sperimentazione che ha sensibilmente ridotto il dolore e i gonfiori sui pazienti con artrite.

Il potere antiossidante dei polifenoli potrebbe essere usato anche per combattere l’invecchiamento cellulare, i tumori della pelle o i danni dei raggi solari. Il passo successivo è rivolto infatti alle malattie della pelle, in particolare la psoriasi. In Giappone, la “pillola alle olive” ha dato buoni risultati sulla psoriasi, dato che, come spiega Crea, “si tratta di sostanze attive anche in piccole concentrazioni”.

Il prodotto che sarà commercializzato nel nostro paese con il nome di “Olivenol” si presenta come battistrada di altri preparati specifici per l’industria alimentare.

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Categorie
Dermatologia, Psoriasi, Ricerca, Terapia
Tags
Antiossidante, Integratore, Italia, Olive, Olivenol, Pillola, Polifenoli, Psoriasi, Sperimentazione
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12 commenti a “Olive in pillola per la psoriasi”

  1. dead sea scrive:
    25 gennaio 2009 alle 23:45

    Hello, I enjoyed reading one of your last posts. I think that this topic is strife with a lot of pain and anguish on the many readers suffering from this cursed disease. Notwithstanding my thoughts, I believe that there is a close remedy or at least an ability to ease the pain. Stop buying products that are barely useful. Enter the following address: and take note of the high-quality and successful research that has publicized in the field. In case you need a doctor’s opinion on this, you can find it at the following address: http://www.dead-sea-health.org/it/ask.html

    I wish you good health.

  2. shakeyes scrive:
    28 gennaio 2009 alle 17:43

    (Y) Io le voglio adesso!
    se ho capito bene, queste pillole, quelle al thè verde non se vedono col binocolo!
    Se vuoi fare un servizio completo, devi postare il procedimento completo per farsi in casa in modo artigianale il tutto.
    Abbiamo così tante olive dalle nostre parti!
    (B)

  3. Carlo scrive:
    28 gennaio 2009 alle 18:44

    Ok! Ora mi armo di piccolo chimico e poi posto la procedura… ;-)

  4. Carlo scrive:
    28 gennaio 2009 alle 18:50

    Scherzi a parte… se cerchi con google già si trovano in commercio…
    però non in Italia… :-S

  5. shakeyes scrive:
    29 gennaio 2009 alle 11:15

    e si chiamano sempre olivenol?

  6. Carlo scrive:
    29 gennaio 2009 alle 13:38

    SI!!!

  7. michela scrive:
    7 febbraio 2009 alle 08:08

    Ma secondo voi possiamo scrivere a questo sito http://www.creagri.com
    e ordinare?? dicono di rivolgersi ad “Irene” ..

  8. Carlo scrive:
    7 febbraio 2009 alle 08:52

    Se fossi in te aspetterei la commercializzazione del prodotto in Italia…

  9. ruggieri f. paolo scrive:
    21 febbraio 2009 alle 19:45

    Perché spendere quando si può guadagnare?
    domenica 18 novembre 2007
    Le acque di vegetazione olearie diventano una risorsa naturale grazie al brevetto Enea.
    Acque vegetazionePerché spendere quando si può guadagnare? L’Enea ha messo a punto, e brevettato, un nuovo processo di trattamento delle acque di vegetazione delle olive che permette di recuperare i polifenoli, altri composti e anche di produrre energia da biogas. Un sistema che potrebbe portare un utile lordo finale superiore ai 2000 euro al giorno, risolvendo in modo definitivo il problema ambientale.
    di Massimo Pizzichini
    C.R. ENEA Casaccia, Roma; Dip. Biotecnologie Ambiente e Salute

    Lo smaltimento delle acque di vegetazione delle olive costituisce uno dei maggiori problemi ambientali nel bacino del Mediterraneo, in particolare per Paesi come la Spagna, l’Italia, la Grecia, la Tunisia.

    Le acque di vegetazione (A.V) sono reflui con pH leggermente acido, alta conducibilità elettrica, facilmente fermentabili per la presenza di zuccheri e proteine.
    Il carico inquinante delle acque di vegetazione è legato all’elevato contenuto di sostanze organiche (zuccheri, pectine, grassi, sostanze azotate, polialcoli, poliacidi): il COD è compreso tra 100 e 190 g/L di ossigeno e il BOD5 tra 50 e 140 g/L di ossigeno.
    Anche se alcune componenti delle acque di vegetazione sono necessarie al terreno per l’utilizzo agricolo, in particolare l’azoto, il fosforo, il potassio, il magnesio, l’inquinamento ambientale di queste acque. è principalmente legato alle alte concentrazioni (1-10 g/L) in polifenoli, di diverso peso molecolare, con spiccate proprietà antimicrobiche e fitotossiche, resistenti ad un certo tipo di degradazione biologica, in particolare di tipo aerobico.

    La legislazione vigente D.M. n.574, 11/11/96, permette lo spandimento sul terreno delle A.V., considerandolo un mezzo economico per smaltire un indesiderato sottoprodotto dell’industria olearia.
    Si tratta di un atteggiamento medioevale perché l’effetto negativo, a medio termine, sulla flora microbica dei suoli, quindi sulla loro fertilità è ampiamente dimostrato come pure la contaminazione delle falde idriche del sottosuolo.
    A fronte di tutto ciò ed in ragione della difficoltà di sviluppare processi di depurazione adeguati alla chimica di questo effluente, per la presenza dei polifenoli , sono emersi negli ultimi dieci anni studi approfonditi in gran parte italiani, che hanno dimostrato le straordinarie proprietà biomediche dei polifenoli stessi sia in vitro che in vivo.
    Queste ricerche hanno dimostrato proprietà antiossidanti, effetti positivi sull’apparato cardiocircolatorio, in particolare di tipo Chd (coronary heart disease), proprietà anticancro (seno, colon, prostata), di alcune molecole polifenoliche, come il tirosolo, l’idrossitirosolo, l’oleuropeina l’acido caffeico, etc.
    Le molecole polifenoliche delle acque di vegetazione, in particolare gli orto-difenoli, sono di grande interesse biomedico per le loro proprietà antiossidanti, anticancro, anti microbiche, etc. e ampiamente dimostrate dalla letteratura scientifica.
    Questi composti si estraggono dalle olive, quindi sono considerati sostanze naturali, al pari delle vitamine.
    L’importanza dell’inserimento di alimenti “funzionali”, soprattutto di origine vegetale, nella dieta trova una rilevante base scientifica, nella presenza di sostanze capaci di ritardare l’ossidazione lipidica e proteica, con una conseguente attività di “protezione” dell’organismo umano nei confronti dei meccanismi degradativi di tipo ossidativo.

    Tali scoperte, sulle proprietà antiossidanti dei polifenoli, sono state confermate a livello internazionale ed hanno subito spostato l’attenzione sull’utilizzo delle A.V., piuttosto che sulla depurazione. La depurazione ha un costo di trattamento mentre il riutilizzo potrebbe portare ad un benefico economico.
    Questi composti naturali, in forma di integratori alimentari, sono prodotti anche in Italia e ovviamente commercializzati a livello internazionale sul web.
    Anche in passato si erano tentate vie di riutilizzo delle A.V. ma si trattava prevalentemente di sottoprodotti a basso valore aggiunto (produzione di compost, derivati mangimistici, etc.), in cui l’accento non veniva posto sul recupero dei polifenoli bioattivi.
    L’ENEA, che studia il problema della valorizzazione delle A.V da circa 20 anni, ha però sviluppato nel 2005, un processo nuovo che si caratterizza per una serie di requisiti tecnici ed e impiantistici, dei quali ad esempio l’aumento dei volumi delle A.V da trattare costituisce un vantaggio (plus) e non una limitazione applicativa.
    L’altro elemento importante è che il processo ENEA ha impatto ambientale nullo in quanto le A.V. vengono frazionate e tutte le frazioni liquide recuperate sono costituite da materiali (substrati) di interesse commerciale.
    L’invenzione è basata sull’impiego di tecnologie separative mediante membrana, cioè su processi di filtrazione che permettono di recuperare le molecole polifenoliche ad un elevato grado di purezza, come l’idrossitirosolo, senza nessuna contaminazione da parte di solventi organici o di altre sostanze chimiche.

    Il nuovo processo ENEA, oltre ai polifenoli permette di recuperare tutte le sostanze organiche presenti nella acque di vegetazione (come noto ricche di proteine) , zuccheri, fibra e sali minerali per destinarle al comparto alimentare. Inoltre il processo consente di recuperare un’acqua vegetale purificata dal trattamento a membrane, circa il 60 % in volume rispetto alle acque di vegetazione grezze.
    Quest’acqua, vista la sua composizione chimica iposalina, ma ricca in potassio e povera di sodio, potrebbe essere impiegata come base per bevande speciali, con caratteristiche ipotensive e nutraceutiche.
    Il nuovo processo consente di frazionare le A.V. per recuperare sostanze di interesse alimentare, nutraceutico, cosmetico ed anche energetico (biogas) e nel contempo di eliminare definitivamente l’impatto ambientale.

    In estrema sintesi il nuovo processo prevede: una fase di acidificazione, una fase di idrolisi con enzimi pectolitici, una di centrifugazione per ridurre il contenuto di solidi sospesi, quindi quattro diverse tecnologie di filtrazione tangenziale, poste in sequenza l’una all’altra.
    In particolare, i filtrati passano attraverso membrane (filtri speciali) a porosità sempre decrescente, dalla microfiltrazione all’osmosi inversa.
    Quest’ultimo passaggio permette di concentrare le molecole di polifenoli purificate nelle prime tre filtrazioni. Le sostanze organiche trattenute dalle prime filtrazioni e impoverite di polifenoli, possono essere destinate alla produzione di specialità alimentari, tipo patè di olive, oppure alla produzione di biogas e di energia elettrica, tramite un processo anaerobico, che fra l’altro consente di utilizzare i fanghi anaerobici come fertilizzante organico, per la stessa filiera olivicola.
    Nella tabella 1 seguenti si riporta la composizione chimica del concentrato di osmosi inversa, quella più ricca di biofenoli.
    Tabella 1: Composizione dei macrocomposti del concentrato di OI

    Componenti chimiche

    Concentrazione (g/L)

    pH

    3,5

    Aspetto

    limpido

    Colore

    Rosa-giallo-pallido

    Residuo secco

    83,56

    Azoto totale

    1,5

    Carboidrati totali

    52,0 circa

    Sali minerali

    20,35

    Polifenoli bioattivi a basso P.M

    1,910

    Nella tabella 3 si riporta la composizione in biofenoli del concentrato di osmosi inversa

    Tanella 2: Composizione delle famiglie di biofenoli nel C.OI

    Polifenoli famiglie

    Concentrazione (g/L)
    Idrossitirosolo
    1.167
    Acido protocatecoioco
    0,010
    Tirosolo
    0,92
    Catecolo
    0,02
    Acido caffeico
    0,015
    Acodo p-cumarico
    0,003
    Oleuropeina
    0,021

    Le valutazioni economiche del processo, dimensionato per trattare 200 q.li/giorno di olive, sono molto favorevoli, come si può vedere dalla tabella 3.
    Prendendo come riferimento economico un prodotto Usa a base di polifenoli, l’Olivenol, venduto in rete (www.creagri.com), dal trattamento di 100 kg di olive si può ottenere un utile netto che può arrivare anche a 800 €. Queste stime sono indicative, perché la commercializzazione dei prodotti raffinati richiede un preciso impegno di marketing, che non compete ad un Ente Pubblico, come l’ENEA.
    Per questi motivi ,seppur le stime di cui sopra possono essere imprecise (per difetto) ,sicuramente i ritorni economici sono elevatissimi, al punto da far diventare l’olio d’oliva quasi un sottoprodotto di lavorazione.
    Le stime non tengono conto della monetizzazione dei rischi, fra cui le denuncie per violazioni della normativa ambientale, che attualmente corrono i proprietari delle aziende olearie.
    Nella tabella3 si riportano sommariamente le valutazioni tecnico-economiche indicate dall’ENEA, relative alla commercializzazione delle frazioni liquide separate nel processo (prima colonna a sinistra).

    Tabella 3. Valutazioni economiche del processo di trattamento ENEA
    Acque di vegetazione olearie

    La fattibilità tecnica del nuovo processo è provata e non ci sono problemi di scala industriale, bisogna però definire meglio alcuni parametri operativi in modo da calibrare il tutto per tipologie di produzioni regionali ed anche per singolo frantoio oleario.
    Ad incidere sul processo, quindi sui bilanci economici, sono alcune variabili agronomiche che influenzano il contenuto dei polifenoli delle A.V; tra queste : il tipo di cultivar, le condizioni pedoclimatiche di produzione, le procedure di raccolta delle olive, le tecniche di molitura, i trattamenti con fitofarmaci, la conservazione delle A.V., etc.

    Le industrie molitorie nazionali sanno bene che i controlli e le restrizioni normative sullo smaltimento delle A.V. sono diventate più ferree e che questa sarà la tendenza per i prossimi anni: i vincoli sono infatti imposti dalla UE e questa non è più disposta a tollerare deroghe alle normative ambientali sul territorio nazionale.
    Si ricorda che le stesse acque di lavaggio delle olive, non solo non possono essere mescolate alle A.V, ma neanche scaricate al suolo perché fuori dalla normativa prevista dal DM 152 del 1999.
    Il messaggio è molto semplice: o le industrie molitorie si allineano alle normative ambientali comunitarie, oppure chiudono.
    La ricerca dell’ENEA ha consentito il deposito di un brevetto originale dell’Enea, in comproprietà con la Società Verdiana, un’industria olearia di Reggio Calabria.
    Il numero di registrazione del brevetto è RM 2004°000292. Deposito Internazionale WO 2005/123603 A1. Autori: Massimo Pizzichini, Claudio Russo.

    di Massimo Pizzichini
    C.R. ENEA Casaccia
    e-mail: massimo.pizzichini@casaccia.enea.it

    Saluti_Salute
    Ruggierifp

  10. gm scrive:
    4 giugno 2009 alle 09:28

    Andate su http://www.google.com (la versione americana quindi) digitate OLIVENOL e troverete una serie di siti dove acquistare il prodotto on line.
    saluti

    G.

  11. carmen scrive:
    30 agosto 2009 alle 10:46

    ho la psoriasi da quasi 40 anni ne ho fatte tutte di più tipi di terapie, più volte ricoverata in ospedale, catrame vegetale, varitipi di unguento pomate, ciclosporina, metodotrekate, raggi puva uvb, uva oggi sto facendo prodotti biologici, ho chiesto ad un medico cosa posso ottenere da questa cura, mi ha risposto nulla. Come credere a tutto ciò? Se qualcuno ha avuto la guarigione da questo noioso problema “PISORIASI” mi scriva. Ci vuole un mondo di pazienza saluto tutti

  12. Carlo scrive:
    30 agosto 2009 alle 16:59

    Ho lavorato in un centro psocare (roma) per 2 anni, e devo dire che i biologici (humira, enbrel ed il fu raptiva), funzionano veramente bene!
    Devi però metterti in testa che è una cura che dovrai portare avanti per tutta la vita…
    dalla psoriasi non si “guarisce”! E’ una malattia cronica…

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