In Italia sono 16 milioni gli atleti professionisti e 20 milioni le persone che praticano sport in maniera occasionale o saltuaria. L’attività sportiva è una pratica efficace per prevenire le malattie cardiovascolari, l’obesità, il diabete, le malattie osteoarticolari ecc.
Quindi lo sport fa bene? La risposta a questa domanda sembra ovvia, certo che fa bene, ma è importante dire anche che ogni volta che facciamo lavorare il nostro organismo ad alti regimi lo esponiamo a qualche effetto negativo. È ormai dimostrato che tra le conseguenze di un intenso lavoro muscolare vi sia una diminuzione delle difese immunitarie; in particolare è stata dimostrata una diminuita funzionalità dei granulociti, una diminuita produzione di immunoglobuline A e un alterato rapporto tra i diversi tipi di linfociti. La competizione inoltre determina un aumento della produzione di alcuni ormoni (per es. adrenalina) che da un lato preparano l’organismo alla “lotta”, dall’altro ne diminuiscono le difese naturali.
In definitiva l’attività sportiva da un lato previene alcune patologie, dall’altro espone l’organismo ad un aumentato rischio di contrarre malattie infettive del sistema respiratorio e a carico della pelle. Questo complesso fenomeno è noto come “open window” (finestra aperta), è rappresentato da un periodo variabile di tempo compreso tra le 3 e 72 ore dopo lo sforzo fisico e dipende dal livello immunitario basale, da un insufficiente apporto nutrizionale e dai microtraumi muscolari. Inoltre si devono considerare fattori esterni all’organismo come l’abbraccio con i compagni e i tifosi e soprattutto la permanenza negli spogliatoi che rappresenta un “veicolo” ottimale per la trasmissione di numerosi agenti infettivi.
Gli spogliatoi sono un passaggio obbligato per tutti i praticanti sportivi, sono ambienti caldo umidi sempre molti affollati, dove le operazioni di disinfezione sono praticate al massimo una volta al giorno.
Le patologie dermatologiche che possono essere contratte frequentemente all’interno dello spogliatoio sono: infezioni fungine (micosi), virali e batteriche.
Tra le infezioni fungine ricordiamo il piede d’atleta, le onicomicosi, la pitiriasis versicolor e le verruche.
Non è nulla di drammatico né di impressionante. Non si tratta di una patologia quanto di un “infortunio” (che si verifica con relativa frequenza) da addebitare a genitori disattenti o magari poco preparati. A questi ultimi dedichiamo allora una parte del nostro spazio, giusto per prevenire situazioni sgradevoli che si rivelano particolarmente fastidiose per i neonati.
Impieghiamo dunque questa espressione per indicare l’infiammazione a cui va incontro la pelle del sederino quando questo rimane per parecchio tempo a contatto con il pannolino sporco. La causa dell’eritema risiede nell’acidità che si viene a determinare in questa area: l’acidità comporta che la pelle si arrossi per poi screpolarsi. Le feci acide sono la causa principale dell’alterazione del normale equilibrio della pelle. Sono da valutare come acide quando esiste nell’organismo un’infezione per esempio dovuta a gastroenterite o anche nel periodo della dentizione del bambino. Questa patologia si riconosce anche per l’odore sgradevole di ammoniaca del panno, nonché dalla presenza di gonfiori, edemi e piccole vescicole nella zona del sederino e dei genitali. Sull’eritema iniziale spesso si instaurano superinfezioni micotiche da Candida, ed allora le chiazze eritematose mostrano un tipico orletto squamoso alla periferia. Tali conseguenze che attentano alla tonicità della pelle devono essere immediatamente curate facendo uso delle specifiche creme a base di ossido di zinco, oltre ad impacchi di camomilla. Se il bebè presenta un irritazione dovuta solamente al pannolino si può ricorrere al pre-pannolino che si metterà sul panno per evitarne il contatto con il sederino.











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