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    nov  09
    6

    Influenza A: dosi per i bambini e perplessità

                     Carlo  |   |    2 Comments

    VaccinazionePer i bambini sotto i 9 anni servono 2 dosi di vaccino contro l’influenza H1N1: lo hanno confermato i responsabili sanitari statunitensi. Per i bambini con più di 10 anni è sufficiente una sola dose che dovrebbe proteggerli dal virus entro 8-10 giorni.
    Le due dosi molto probabilmente saranno intervallate da 3 settimane di pausa ed è possibile fare simultaneamente il vaccino dell’influenza stagionale.

    In questo momento sono 25 le aziende in tutto il mondo che stanno producendo il vaccino contro l’nfluenza H1N1. In Italia opera la Novartis, mentre negli Stati Uniti la Sanofi Pasteur’s che ha dichiarato che il vaccino messo a punto da loro si e’ verificato efficace sul 76% dei ragazzi tra 10-17 anni che si sono sottoposti alla sperimentazione.

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      set  09
      18

      Lavarsi le mani previene l’influenza A?

                       Carlo  |   |    5 Comments

      InfluenzaDal Presidente Usa Barack Obama ai Centers for Disease Control and Prevention (CDC), dalla Disney al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali italiano, dai talk-show televisivi ai mass media: tutti lanciano il messaggio che lavarsi le mani con frequenza e attenzione è uno dei modi più efficaci per prevenire il contagio da virus H1N1 e da qualsiasi altro virus influenzale.
      Ora due scienziati affermano che non è così, in barba alla letteratura scientifica disponibile, come ci rivela il settimanale Newsweek. Ed è ‘bufera’ tra accademici e clinici.

      Arthur Reingold, epidemiologo dell’University of California di Berkeley e condirettore del California Emerging Infections Program, sostiene: “Gli umani tendono a essere contagiati dai virus influenzali respirando microscopiche goccioline emesse col fiato dalle persone infette”. Michael Osterholm del Minnesota Center of Excellence for Influenza Research and Surveillance conferma: “Studi su animali di laboratorio ci dicono che la trasmissione dell’H1N1 è aerea, perché il contagio non avviene da gabbie infette. Non vogliamo creare allarme sociale, ma dobbiamo essere onesti: la pulizia delle mani come misura profilattica rischia di non essere efficace”.

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        giu  09
        5

        L’annusa mani pulite?!

                         Carlo  |   |    8 Comments

        SnifferNiente più mani sporche in ospedale. Ricercatori dell’Università della Florida hanno creato uno speciale annusa-mani pulite: un ‘naso’ hi-tech che incoraggia infermieri e medici a non trascurare semplici, ma fondamentali misure d’igiene, per ridurre il rischio di infezioni e risparmiare denaro. Lo strumento è stato creato usando gli stessi sensori inventati, in origine, per rilevare la droga nell’alito. Ma la nuova tecnologia monitora l’igiene delle mani, individuando tracce di detergenti o di sapone.

        Lo strumento, già brevettato e battezzato HyGreen, ricorda con discrezione agli operatori sanitari di lavarsi le mani per rimuovere virus e batteri, e potrebbe ridurre il numero di infezioni nosocomiali, con un notevole risparmio di denaro. Non solo: i dati sulla frequenza dei lavaggi vengono raccolti e conservati in un database, che si può consultare in tempo reale. “Non è una sorta di grande fratello, ma solo un’altro strumento utile“, spiega Richard Melker, anestesiologo dell’ateneo Usa che ha sviluppato l’annusa-mani pulite, insieme a un gruppo di colleghi. “Un operatore sanitario non vuole essere responsabile di malattie o morti causate da infezioni prese in ospedale“, dice il medico.

        L’HyGreen viene testato presso l’Unità di terapia neurointensiva del centro medico dell’Università della Florida, e sarà presentato all’annual meeting dell’Association for Professionals in Infection Control and Epidemiology, in programma dal 6 al 9 giugno a Fort Lauderdale (Florida). Ma come funziona il ‘naso’? L’operatore spruzza gel o sapone detergente sulle mani, prima di passarle sotto un sensore montato a parete. Un segnale senza fili parte dal badge indossato al collo dal dipendente e arriva al ‘naso’. In pratica, in questo modo si registra il dato relativo alla pulizia, così quando il sanitario entra in una camera e si avvicina al letto di un paziente, un monitor vicino a ciascun malato rileva lo status del badge, emettendo una luce verde in caso di mani pulite.

        Se però queste non sono state lavate, o lo sono state parecchio tempo fa, il monitor produce una gentile vibrazione per ricordare che è il momento di fare un salto in bagno. Una novità che sembra essere stata ben accolta dagli operatori che la stanno testando per primi. “Mi lavo le mani più spesso – dice l’infermiera Carrie McGirr – ed è un procedimento molto semplice da imparare“.

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          nov  08
          11

          Le mani delle donne sono più “sporche”

                           Carlo  |   |    No Comments

          ManiSulle mani delle donne è presente un numero di specie batteriche più alto di quelle che infestano le mani degli uomini. Lo rivela uno studio pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

          I ricercatori della University of Colorado di Boulder, coordinati da Noah Fierer, hanno analizzato grazie a sofisticate tecniche di sequencing genetico il palmo delle 102 mani di 51 persone, identificando 4700 specie di batteri.

          Il primo dato interessante è rappresentato dall’estrema varietà delle specie: solo 5 specie infatti sono state trovate su tutte le 102 mani. Il secondo è che – a causa del differente pH, dell’applicazione più frequente di creme o della diversa secrezione ormonale – le mani delle donne presentano in media specie batteriche più numerose.

          La ricerca conferma l’importanza della pulizia regolare delle mani in chiave epidemiologica: “Da un punto di vista di salute pubblica, se l’abitudine a lavarsi le mani spesso si diffondesse tra la popolazione avremmo effetti molto positivi”, spiega Fierer.

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            lug  08
            9

            I falsi miti dell’estate

                             Carlo  |   |    1 Comment

            FalsiArriva l’estate e con questa il caldo, il sole e le vacanze fuori città. Tutti pensano di sapere come affrontare al meglio la stagione e le sue caratteristiche: in realtà spesso ci si affida a convinzioni errate, ricette della nonna o a leggende popolari.
            La parte del leone nei falsi miti dell’estate la fanno sicuramente abbronzatura e scottature. Una tra le più curiose credenze popolari a questo riguardo è quella secondo cui una volta che ci si è scottati la cosa migliore da fare sia spalmare un po’ di burro o di olio sulla pelle colpita. Niente di più sbagliato: le sostanze grasse intrappolano il calore e quindi l’effetto su una scottatura è quello di peggiorarla; inoltre possono provocare irritazioni ed infezioni. La cosa migliore sarebbe prevenire le scottature esponendosi al sole in maniera graduale ed utilizzando filtri solari con un fattore di protezione adeguato, che permettono un’esposizione maggiore prima che compaia un eritema.
            Se è tardi per recriminare e una lieve scottatura già è comparsa, la prima cosa da fare è sottoporsi a impacchi di acqua fresca, ma non ghiacciata, per alleviare il dolore e spalmare abbondantemente sulla zona una buona crema dopo-sole. Se l’infiammazione della pelle è più seria sarà invece opportuno chiedere al medico se è necessaria una crema più specifica o una terapia aggiuntiva. Se il dolore è intenso e si accompagna a febbre si può ricorrere agli analgesici di uso comune, come ad esempio il paracetamolo. Fino a completa guarigione, poi, non bisogna esporsi nuovamente al sole ed è consigliabile bere molti liquidi.
            Inoltre, le scottature non diventano abbronzature e non è, come molti pensano, necessario scottarsi per ottenere la colorazione ambrata più desiderata. Una scottatura provoca soltanto un danno alla pelle (non solo immediato ma anche a lungo termine), arrossamenti e soprattutto – una volta in via di guarigione – la desquamazione degli strati superficiali della pelle con un conseguente bell’effetto leopardato anziché un’abbronzatura omogenea. Il discorso delle creme solari vale poi per tutte le pelli, non solo per quelle chiare. Se è vero che queste ultime si scottano più facilmente e hanno bisogno di filtri solari molto forti non è altrettanto vero che quelle più scure, di fototipo 4, non hanno bisogno di utilizzare protezioni. I raggi UVA non sono particolarmente schizzinosi e, dove possono, colpiscono. Esistono creme apposite con un filtro solare adeguato ad ogni tipo di pelle. Per quanto riguarda i capelli, anche qui occorre demolire una leggenda metropolitana: le creme sunscreen non funzionano sui capelli. È bene invece utilizzare un balsamo per creare uno strato protettivo tra capelli e e raggi solari ed utilizzare prodotti specifici dopo sole per la riparazione e rivitalizzazione. Un bel cappello non guasta, anzi è d’obbligo.
            Ma non è tutto: altre voci popolari mormorano che i bambini al di sotto dei sei mesi non devono usare le creme solari. La verità è che i bimbi di quell’età non dovrebbero mai essere direttamente esposti ai raggi solari perché si scottano molto facilmente. Quindi, a spasso sotto il sole, i piccoli dovrebbero indossare pantaloni molto leggeri e magliettine anche queste leggere e, sempre, un cappello. Inoltre circa trenta minuti prima di uscire è meglio applicare un sottile strato di crema con un fattore di protezione elevato.

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              giu  08
              25

              Creme solari ed insetticidi… incompatibili

                               Carlo  |   |    No Comments

              InsetticidaSe le creme solari vengono usate insieme a prodotti contro gli insetti perdono notevolmente la loro efficacia. Inoltre, il mix è sconveniente anche da un altro punto di vista: i solari facilitano l’assorbimento attraverso la pelle delle sostanze chimiche contenute negli insetticidi.
              ”L’effetto filtro delle creme solari – spiega Laura Cavalli, farmacista di Zea centro studi – viene alterato dai prodotti insetticidi e insettorepellenti, come dimostrano diversi studi clinici. In pratica queste molecole, in alcuni punti, rompono la ‘rete’ meccanica che la crema solare forma. Così, nei punti che restano scoperti, ci si può ustionare. In questi casi non sono rari, infatti, i cosiddetti eritemi a macchia di leopardo”.
              ”Le creme solari – prosegue – sono composte da sostanze che penetrano nella pelle, per veicolare i principi attivi. E’ possibile, quindi, che trascinino con se le molecole dei prodotti anti-zanzare, rendendole più nocive”. Purtroppo ciò si verifica anche per altre molecole dannose ”che restano disperse nell’aria: se, per esempio, si è vicino a una siepe o in un prato in cui è stato spruzzato un prodotto, questo lentamente evapora. E può arrivare alla pelle. Con la crema il passaggio ‘dentro’ la cute è una conseguenza più che probabile. Tutto questo – afferma – è il frutto dell’uso indiscriminato di sostanze che devono tenere lontane le zanzare e che in realtà poi colpiscono l’uomo”.
              L’esperta ricorda che la maggiore permeabilità della pelle alle sostanze chimiche con l’uso delle creme solari è particolarmente pericolosa per ”chi lavora in campagna, abita in zone rurali o vive in zone residenziali ricche di verde, lavora all’aperto, si occupa del proprio giardino, usa giustamente filtri solari, ma si può trovare in un ambiente inquinato da sostanze tossiche, che non solo possono essere dannose per l’uomo, ma anche per altri insetti utili come per esempio gli impollinatori”.
              Il consiglio, in conclusione, è di ”usare solari con filtri naturali, insettorepellenti naturali a base di oli essenziali”, ma anche di stare attenti ”a non usare e a non fare usare erbicidi e insetticidi tossici per l’uomo e per l’ambiente”.

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