Il Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Genova ha allo studio un vaccino in grado di bloccare l’avanzata del lupus eritematoso sistemico e riequilibrare il sistema immunitario. La novità è stata presentata durante il 109° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI).
“Da anni studiamo sia la fisiopatologia che le terapie per il lupus“, dichiara Francesco Indiveri, Ordinario di Immunologia presso l’Università di Genova, “finalmente da pochi giorni abbiamo terminato la fase di test sugli animali di una particolare vaccinazione che permette di riequilibrare le risposte immunitarie, facendo emergere le cellule di controllo. I test di laboratorio sono stati positivi e a questo punto, rispettando tutti i protocolli scientifici, ci attendiamo di renderlo attivo anche sugli uomini entro uno o al massimo due anni. Per noi internisti questa malattia è quasi una sfida, per la varietà di modi in cui si manifesta. Capita spesso infatti di visitare pazienti che si presentano ad esempio con nefriti o pleuriti che possono nascondere dietro queste patologie la radice del lupus”.
Cos’è il lupus? E’ una grave malattia autoimmune, dal nome di origine latina, che prende spunto da uno dei sintomi, il più evidente e terribile: la presenza di una cicatrice, generalmente al volto, simile al morso di un lupo. Colpisce al 90 per cento donne giovani, di età compresa tra i 15 ed i 30 anni, ed è scatenata da una predisposizione genetica che può essere attivata da tre fattori: il sole (raggi ultravioletti), reazioni farmacologiche (antibiotici, anti-ipertensivi) ed infine infezioni virali in genere.
Da più di un anno in Liguria esiste una vera e propria rete, chiamata “Lupus Clinic”, formata da un gruppo affiatato di medici che collaborano attivamente con le associazioni dei pazienti. Un team plurispecialistico è fondamentale data la grande varietà di organi che la patologia può colpire. Proprio per questo motivo la “Lupus Clinic” è coordinata da un network di immunologi clinici internisti, i primi a vedere e riconoscere la malattia, e da un gruppo di specialisti che di volta in volta ruotano a seconda delle necessità del paziente.
Di lupus fino a non molti anni fa si moriva e adesso non più, per fortuna. Oggi gli esperti riescono a controllarlo e a gestire le persone che convivono con il lupus quasi per tutto l’arco della vita. Proprio per questo motivo, nonostante la malattia sia abbastanza rara (circa 20 nuovi casi all’anno), il numero delle persone che convivono con il lupus è in graduale ascesa e necessitano di una continua e costante assistenza.
La scoperta è frutto della collaborazione tra l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata, IRCCS e l’Università di Roma Tor Vergata.
Tra soli cinque anni, forse, potremo riprodurci con la pelle. L’inquietante immagine – in parte reminescenza del mito di Atena, la dea della sapienza venuta alla luce dalla testa di Zeus – è quella che emerge da uno studio condotto dagli scienziati americani riuniti sotto il nome Hinxton Group, un’istituzione di
Un bruco di baco da seta geneticamente modificato è in grado di produrre proteine della pelle umana.
A differenza di quello che si è sempre pensato le rughe potrebbe non dipendere dal cambiamento dello strato più profondo della pelle. Ma a causa di qualcosa che avviene più in superficie. Se la nostra pelle con il passare degli anni diventa sempre più rugosa e dura al tatto, potrebbe essere colpa dell’irrigidimento delle cellule dell’epidermide.
Identificato gene ‘bersaglio’ per la cura del











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