Arriva l’estate e con questa il caldo, il sole e le vacanze fuori città. Tutti pensano di sapere come affrontare al meglio la stagione e le sue caratteristiche: in realtà spesso ci si affida a convinzioni errate, ricette della nonna o a leggende popolari.
La parte del leone nei falsi miti dell’estate la fanno sicuramente abbronzatura e scottature. Una tra le più curiose credenze popolari a questo riguardo è quella secondo cui una volta che ci si è scottati la cosa migliore da fare sia spalmare un po’ di burro o di olio sulla pelle colpita. Niente di più sbagliato: le sostanze grasse intrappolano il calore e quindi l’effetto su una scottatura è quello di peggiorarla; inoltre possono provocare irritazioni ed infezioni. La cosa migliore sarebbe prevenire le scottature esponendosi al sole in maniera graduale ed utilizzando filtri solari con un fattore di protezione adeguato, che permettono un’esposizione maggiore prima che compaia un eritema.
Se è tardi per recriminare e una lieve scottatura già è comparsa, la prima cosa da fare è sottoporsi a impacchi di acqua fresca, ma non ghiacciata, per alleviare il dolore e spalmare abbondantemente sulla zona una buona crema dopo-sole. Se l’infiammazione della pelle è più seria sarà invece opportuno chiedere al medico se è necessaria una crema più specifica o una terapia aggiuntiva. Se il dolore è intenso e si accompagna a febbre si può ricorrere agli analgesici di uso comune, come ad esempio il paracetamolo. Fino a completa guarigione, poi, non bisogna esporsi nuovamente al sole ed è consigliabile bere molti liquidi.
Inoltre, le scottature non diventano abbronzature e non è, come molti pensano, necessario scottarsi per ottenere la colorazione ambrata più desiderata. Una scottatura provoca soltanto un danno alla pelle (non solo immediato ma anche a lungo termine), arrossamenti e soprattutto – una volta in via di guarigione – la desquamazione degli strati superficiali della pelle con un conseguente bell’effetto leopardato anziché un’abbronzatura omogenea. Il discorso delle creme solari vale poi per tutte le pelli, non solo per quelle chiare. Se è vero che queste ultime si scottano più facilmente e hanno bisogno di filtri solari molto forti non è altrettanto vero che quelle più scure, di fototipo 4, non hanno bisogno di utilizzare protezioni. I raggi UVA non sono particolarmente schizzinosi e, dove possono, colpiscono. Esistono creme apposite con un filtro solare adeguato ad ogni tipo di pelle. Per quanto riguarda i capelli, anche qui occorre demolire una leggenda metropolitana: le creme sunscreen non funzionano sui capelli. È bene invece utilizzare un balsamo per creare uno strato protettivo tra capelli e e raggi solari ed utilizzare prodotti specifici dopo sole per la riparazione e rivitalizzazione. Un bel cappello non guasta, anzi è d’obbligo.
Ma non è tutto: altre voci popolari mormorano che i bambini al di sotto dei sei mesi non devono usare le creme solari. La verità è che i bimbi di quell’età non dovrebbero mai essere direttamente esposti ai raggi solari perché si scottano molto facilmente. Quindi, a spasso sotto il sole, i piccoli dovrebbero indossare pantaloni molto leggeri e magliettine anche queste leggere e, sempre, un cappello. Inoltre circa trenta minuti prima di uscire è meglio applicare un sottile strato di crema con un fattore di protezione elevato.
Non è nulla di drammatico né di impressionante. Non si tratta di una patologia quanto di un “infortunio” (che si verifica con relativa frequenza) da addebitare a genitori disattenti o magari poco preparati. A questi ultimi dedichiamo allora una parte del nostro spazio, giusto per prevenire situazioni sgradevoli che si rivelano particolarmente fastidiose per i neonati.
Impieghiamo dunque questa espressione per indicare l’infiammazione a cui va incontro la pelle del sederino quando questo rimane per parecchio tempo a contatto con il pannolino sporco. La causa dell’eritema risiede nell’acidità che si viene a determinare in questa area: l’acidità comporta che la pelle si arrossi per poi screpolarsi. Le feci acide sono la causa principale dell’alterazione del normale equilibrio della pelle. Sono da valutare come acide quando esiste nell’organismo un’infezione per esempio dovuta a gastroenterite o anche nel periodo della dentizione del bambino. Questa patologia si riconosce anche per l’odore sgradevole di ammoniaca del panno, nonché dalla presenza di gonfiori, edemi e piccole vescicole nella zona del sederino e dei genitali. Sull’eritema iniziale spesso si instaurano superinfezioni micotiche da Candida, ed allora le chiazze eritematose mostrano un tipico orletto squamoso alla periferia. Tali conseguenze che attentano alla tonicità della pelle devono essere immediatamente curate facendo uso delle specifiche creme a base di ossido di zinco, oltre ad impacchi di camomilla. Se il bebè presenta un irritazione dovuta solamente al pannolino si può ricorrere al pre-pannolino che si metterà sul panno per evitarne il contatto con il sederino.
L’Organizzazione mondiale della sanità ne sconsiglia l’uso: gli effetti delle lampade abbronzanti possono provocare eritemi nell’arco di un breve periodo e tumori della pelle con il tempo. La cautela dovrebbe ispirare chi ritiene di non poterne fare a meno e, prim’ancora, chi le maneggia e chi le fabbrica.
Il procuratore aggiunto torinese Raffaele Guariniello, dopo una prima inchiesta sui centri estetici che offrono abbronzature artificiali, «scottato» dalle carenze professionali riscontratevi, è risalito a monte e ha incaricato i Nas di Roma di raccogliere le istruzioni d’uso di tutte le lampade abbronzanti commercializzate in Italia.
Stando ai controlli dei carabinieri, che hanno “censito” un centinaio di lampade abbronzanti distribuite da una ventina di aziende, si approda a conclusioni disastrose per come la maggior parte delle aziende si preoccupa di informare i clienti. Prova ne è che, per 46 tipi di lampade, nei rispettivi manuali d’uso non si indicano i valori di irraggiamento Uva e Uvb e/o i loro limiti di esposizione: chi utilizzi quei prodotti non può valutarne le soglie di rischio per la salute. Non è finita: per altri 44 apparecchi i dati riportati nei manuali, se rispettati, portano a superare le dosi massime di assorbimento previste dalla normativa italiana. Che, per la Commissione europea, è comunque insufficiente a garantire la protezione della pelle dai raggi ultravioletti e infrarossi.
Tutto questo ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati dei produttori per violazione del Codice del consumatore che punisce chi immette sul mercato prodotti pericolosi.











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