Usare il proprio computer portatile tenendolo sulle cosce potrebbe essere pericoloso per la propria pelle.
Lo ha dichiarato Claude Bachmeyer dell’ospedale Tenon di Parigi in un articolo pubblicato sulla rivista ‘Journal de l’Academie Europeenne de Dermatologie’.
Bachmeyer ha analizzato il caso di un 26enne affetto da lesioni pigmentate sulle cosce.
Per i medici il ragazzo soffre di una ‘dermatite del conducente‘, una patologia classica dovuta al contatto ripetuto della pelle con una fonte di calore che oscilla dai 40 ai 50°C.
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I farmaci, ed in particolar modo gli antinfiammatori non cortisonici, sono la causa di circa il 30% delle manifestazioni cutanee di tipo allergico. E’ quanto emerso nel corso del Congresso internazionale dell’associazione dei dermatologi francofoni, svoltosi a Saint Vincent.
“Le tossidermie, ovvero le dermatiti allergiche da farmaci – ha spiegato Maurizio Norat, direttore del reparto di Dermatologia dell’ospedale Beauregard di Aosta e presidente del congresso – sono molto frequenti e altrettanto spesso vengono confuse per orticarie o altre patologie. E’ importante invece riconoscere che sovente la causa è da ricercare nelle intolleranze farmacologiche”.
Al congresso hanno partecipato circa 300 medici provenienti da Francia, Italia, Belgio, Svizzera, ma anche Tunisia, Algeria, Marocco, Camerun, Senegal, Burkina Faso, Guyana Francese, Argentina, Brasile, Messico, Vietnam, Libano.
Quali saranno le conclusioni? Si arriverà forse a sperimentare farmaci meno allergenici?
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Immersi in un piscina di acqua termale, si ci fa “baciare” da alcuni piccoli pesciolini (Cyprinion macrostomus macrostomus e Garra rufa).
La “fish therapy”, serve per alleviare i fastidi di alcune malattie della pelle, come la psoriasi e le dermatiti in genere.
I pesciolini, che solitamente sono vegetariani, in questo caso fanno un’eccezione e mangiano piccoli pezzetti di pelle del paziente, migliorando lo stato dell’epidermide.
Secondo i suoi promotori la terapia funziona nel 70 per cento dei casi e i suoi effetti durerebbero per oltre 8 mesi.
Dimostrata l’efficacia delle acque Leopoldine di Montecatini Terme contro rughe, dermatiti, psoriasi ed in generale l’invecchiamento e malattie della pelle. La conferma è avvenuta grazie agli studi condotti da ben quattro universita’, quelle di Firenze, Siena, Praga e la Thomas Jefferson Philadelfia , i cui studi hanno dimostrato l’efficacia delle acque termali salsofosfate di Montecatini Terme, grazie soprattutto alle proprietà antiossidanti di cui sono portatrici.
Per le acque di Montecatini si tratta di un successo in più visto che finora erano sono conosciute soprattutto per la loro azione terapeutica contro malattie gastrointestinali anche se c’è da dire che le virtù “estetiche” dei Bagni di Montecatini hanno già una tradizione storica. Il successo è confermato anche dall’autorevolezza delle riviste scientifiche internazionali dove sono state pubblicate le ricerche: Journal of cosmetic dermatology, International of immunopatology and pharmacology, Jeadv.
Il professor Torello Lotti, direttore del centro interuniversitario di dermatologia biologica e psicosomatica dell’universita’ di Firenze ha precisato che ”Lo scopo della ricerca era quello di capire l’impatto delle acque termali Leopoldine di Montecatini sulla pelle umana, sia su quella sana, sia sulla malata”. Per provare gli effetti benefici dell’acqua è stato condotto uno studio durante il quale veniva irritata appositamente la pelle integra con Lauril solfato, per capire se l’acqua termale aveva un effetto lenitivo. Nei casi di malattie dermatologiche (psoriasi, dermatite atopica o seborroica ma anche nelle ferite da rimarginare) e’ stato ”comparato – precisa Lotti – l’effetto dell’acqua leopoldina su un braccio del malato mentre l’altro veniva immerso in semplice acqua di rubinetto. Dopo il trattamento era prevista l’esposizione al sole. E gli effetti sono stati eclatanti, con una chiara azione antiossidante”. Per ‘certificare’ i risultati sono state realizzate anche indagini biologiche molto raffinate e piccole biopsie. ”Si e’ visto cosi’ – conclude Lotti – che l’immersione nell’acqua termale con la successiva esposizione al sole modifica il profilo immunologico legato a queste malattie della pelle”.
Per carità, non si tratta di discutere l’utilità dell’air-bag, ma un studio in campo dermatologico ha messo in luce che tra gli effetti indesiderati dell’azione dell’air bag molti riguardano proprio cute e occhi.
Niente di grave, in linea di massima, ma è bene che si sappia che cosa può succedere, anche per poter ricorrere alle cure del caso dopo lo scampato pericolo. Del resto, che qualche inconveniente si presenti è inevitabile visto anche il funzionamento del dispositivo in questione.
Gli air bag oggi disponibili sono tutti gonfiati grazie all’idrogeno sviluppato dalla combustione di una cartuccia contenente sodio azide; la cartuccia, a sua volta, viene innescata dall’azione di sensori che rispondono alle forti decelerazioni tipiche dell’impatto contro un ostacolo. Gonfiandosi e sgonfiandosi, gli air-bag liberano una miscela di gas ad alta temperatura, tra gli altri azoto e biossido di carbonio, nonché una sostanza fortemente basica, l’idrossido di sodio, che ha un’azione spiccatamente irritante. Peraltro non sono solo queste le sostanze che entrano in gioco: vanno aggiunti il talco e numerosi ossidi metallici.
Di conseguenza, sono almeno di due tipi i danni cutanei indotti dall’azione dell’air-bag: chimici e traumatici. Questi ultimi sono soprattutto le cosiddette ustioni da attrito, dovute all’azione simile a uno schiaffo della membrana del sacco. E’ invece dovuta all’azione chimica la dermatite da irritanti.
Un altro capitolo è quello delle ustioni chimiche causate dall’elevato pH delle sostanze liberate dalla reazione chimica che gonfia l’air bag. Infine sono possibili anche ustioni termiche, per la maggior parte dovute al contatto con i gas a elevata temperatura che fuoriescono dai lati dell’air bag quando il dispositivo si sgonfia.
In definitiva, le conseguenze dermatologiche sono il 7-8% degli “effetti collaterali” dell’air-bag. Però se per salvarsi la pelle bisogna sacrificarne un po’ …vale comunque la pena. E non è detto che la tecnologia non trovi una soluzione anche a questi, lievi, inconvenienti.











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