Sarà vero o sarà falso che… buona visione!
Sarà vero o sarà falso che… buona visione!
Anche la bellezza ha una stagionalità. Per combattere i segni del tempi sul proprio corpo, le stagioni indicano quale il periodo migliore e dove intervenire. Dopo l’estate, periodo tradizionalmente di “pausa” per la chirurgia estetica, l’autunno si presenta come il momento più indicato per gli interventi al volto. «È con l’arrivo della stagione fredda, e soprattutto in vista del Natale, che le richieste di lifting al volto aumentano», spiega Patrizia Gilardino, chirurgo estetico milanese, socio della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (Sicpre).
Al ritorno dalle vacanze, sono le rughe del volto a spaventare maggiormente. «L’esposizione al sole può portare ad accentuare le cosiddette zampe di gallina, oppure a mettere in evidenza pieghe e cedimenti della cute del viso che prima non erano percepiti come un problema», continua Gilardino.
L’elisir di eterna giovinezza esiste e già scorre nelle nostre vene: si tratta dei fattori di crescita, derivati dal plasma, che permettono di ottenere un effetto filler che migliora la pelle, rendendola più liscia e luminosa. La novità è stata presentata al “Secondo incontro internazionale sulla chirurgia estetica del volto: dallo sguardo al sorriso”, che si è svolto a Bologna alla presenza di esperti internazionali di chirurgia plastica, oculistica e odontoiatria.
“I fattori di crescita sono una biorivitalizzazione naturale nei trattamenti anti-età e un valido supporto per migliorare le ferite“, spiega Francesco Bernardini, chirurgo oculoplastico e tra i responsabili scientifici del convegno bolognese. “Rappresentano il futuro della medicina estetica in quanto sono un’efficace strada per avere un ringiovanimento dei propri tessuti, quali, per esempio, oltre al volto, anche collo, decolleté e mani, e persino addome, cosce e braccia“. Dopo le sperimentazioni che si sono svolte prevalentemente negli Stati Uniti e in Spagna, i fattori di crescita si stanno affermando come “una delle principali vie per il ringiovanimento della pelle, diventando una valida alternativa alle stimolazioni con acido ialuronico per risultati e durata“, continua Bernardini.
Per chi ha il seno ritoccato il tradimento è dietro l’angolo. A questa conclusione ha portato una indagine fatta tra 300 pazienti donne, tra i 25 e i 40 anni, fidanzate o sposate, che in questi ultimi cinque anni hanno ingrandito il loro seno.
A parlare dei dati emersi dal questionario distribuito tra le sue pazienti è Giulio Basoccu, chirurgo estetico, docente all’Università “La Sapienza” di Roma. «Abbiamo proposto il questionario a pazienti che sei mesi dopo il ritocco al seno sono ritornate nei nostri studi per i controlli di routine – spiega il professor Basoccu -. Volevamo la conferma a quello che abbiamo sempre immaginato guardando e parlando già il giorno dopo l’intervento di mastoplastica additiva con le donne o ragazze che avevano scelto di ingrandirsi il seno. E la conferma è arrivata per iscritto: l’intervento di ingrandimento del seno cambia la vita di chi vi si sottopone, l’approccio di una donna che ha dato maggiore volume al suo décolleté verso tutto ciò che le è intorno si modifica, è come se ci fosse una rinascita, un nuovo modo di essere e quindi di vivere».
Arrivano direttamente da Robert Weiss, presidente dell’American Society for Dermatologic Surgery alcuni consigli per contrastare problemi quali varici, microvarici e flebiti, che affliggono, secondo i dati raccolti dalla SIAPAV (Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare), il 40% dei pazienti che si rivolgono al medico di famiglia.
Diversi i fattori che determinano l’insorgenza di questa patologia: ereditarietà, obesità e sovrappeso, stile di vita sedentario, tacchi a spillo, ma anche disfunzioni ormonali e numero di gravidanze. E se fino ai 50-60 anni di età sono le donne ad esserne maggiormente colpite, superata questa soglia le differenze tra i due sessi non sono così significative.
Tuttavia, nonostante in alcuni casi esistano fattori predisponenti tali da rendere inevitabile l’insorgenza di questo tipo di patologia, come spiega il dottor Weiss, è possibile adottare alcune misure preventive in grado di ridurre i sintomi visibili e il dolore comunemente associato a questa condizione. Vediamole:
1) consultare un dermatologo e/o un angiologo se si percepiscono fatica, crampi notturni, prurito intorno ad alcune vene o sudore alle gambe;
2) fare attività fisica può essere utile per migliorare la circolazione e ridurre la pressione e il ristagno del sangue;
3) mantenere il peso forma in modo da evitare l’eccesso di pressione sulle gambe che può causare la comparsa di vene in superficie;
4) utilizzare le calze elastiche preventive, dietro consiglio del medico, ed evitare di indossare indumenti stretti che possono comprimere la circolazione alla vita, alle gambe e all’inguine;
5) non stare in piedi o seduti troppo a lungo e cambiare spesso posizione (ogni 30 minuti circa). Inoltre flettere il polpaccio mentre si sta seduti alla scrivania favorisce la circolazione sanguigna nelle gambe;
6) evitare i bagni caldi;
7) non trascurare la comparsa di vene varicose o microvarici e rivogersi ad uno specialista per intraprendere immediatamente il trattamento più adeguato.
La Food and Drug Administration (FDA), l’ente che negli Stati Uniti si occupa di vigilare sulla sicurezza di farmaci e alimenti, ha reso noto che i farmaci a base di tossina botulinica (come il Botox) possono rappresentare un gravissimo pericolo per la salute, perché l’infezione può arrivare dal sito dell’iniezione al cervello. Lo annuncia il settimanale Newsweek.
D’ora in avanti, quindi, per legge negli Usa i farmaci a base di tossina botulinica dovranno presentare un chiaro avvertimento ai pazienti, che specifichi che la contaminazione del sistema nervoso centrale da parte di questa sostanza può causare gravi problemi alla respirazione e alla deglutizione. La FDA ha anche disposto che le aziende produttrici inviino immediatamente una lettera ai medici spiegando approfonditamente la questione.
Negli ultimi tempi sono stati verificati ben 225 casi solo negli Usa nei quali la tossina botulinica è migrata dal sito di iniezione ad altri organi. La FDA ha diffuso una nota nella quale si legge: “I dati disponibili a oggi non permettono di predire precisamente il ruolo del sito dell’iniezione, della tecnica di iniezione, della dose iniettata nella diffusione della tossina botulinica e nella gravità dell’infezione”.
Addio Botox party?











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