Capire studiando le cellule della pelle perché viene l’acne o la dermatite seborroica, quale la terapia personalizzata. Cogliere, in futuro, un’alterazione metabolica molto prima della comparsa di sintomi. Diagnosticare anche altre malattie come diabete e tumori.
Pelle come specchio della salute e come organo spia dei metaboliti, i prodotti cioè del metabolismo delle cellule e delle reazioni enzimatiche. È il fronte su cui sono impegnati i ricercatori del Centro Integrato di Ricerca sulla Metabolomica (CIRM) all’IRCCS Regina Elena – Istituto Dermatologico San Gallicano, appena inaugurato a Roma.
“Un’alterazione metabolica potrà essere osservata con grande precocità grazie a innovative indagini biochimiche, non invasive, in vivo, tecnologicamente avanzate, che possono dirci come funziona il patrimonio genico, proteico e metabolico delle cellule cutanee”, spiega Mauro Picardo, direttore del CIRM e responsabile del laboratorio di fisiopatologia cutanea ISG, Istituto San Gallicano.
La metabolomica studia lo stato metabolico dell’individuo e obiettivi del CIRM sono quelli di ampliare le conoscenze del metabolismo cutaneo e definire i parametri da utilizzare come indicatori della presenza di malattia sistemica o di miglioramento dopo trattamento.
Si potranno così osservare le alterazioni metaboliche provocate da stimoli esterni e non e dove sono localizzate ed individuare markers di patologie, indicatori di gravità e di possibili nuove molecole da sviluppare per nuovi farmaci.
Tra i “must” estetici attualmente più in voga c’è il “ventre piatto”. Spesso la vendita e la reclamizzazione dei prodotti presenti in commercio per tale scopo non tiene conto dell’estrema variabilità della risposta individuale a qualunque tipo di trattamento, ed è già noto che essa dipende da molteplici fattori, e tra questi, oltre all’età, lo stato di salute e la costituzione, c’è soprattutto la predisposizione genetica.La capacità di mantenere una ‘pancia piatta’ dipende molto dalla tonicità ed elasticità dei tessuti dell’addome per cui è importante l’idratazione della pelle. La pelle della pancia è particolarmente elastica (basti pensare alla gravidanza) ma è anche fragile.
Ebbene, pare che proprio l’elasticità della pelle del nostro addome dipenda dal buon funzionamento di un gene.
E’ vero dunque che vanno sempre bene consigli quali: preferire l’acqua fredda a quella calda per il bagno, i pantaloni larghi a quelli stretti, per evitare che si atrofizzino i muscoli addominali, evitare sole ed idratare, massaggiare e asportare le cellule morte, fare sport.
Basta però ricordare che è “madre natura”, quindi il nostro Dna, a decidere molto del nostro aspetto fisico.
A conferma di ciò arriva uno studio statunitense condotto sui topi, pubblicato sulla rivista Nature Genetics. La ricerca rivela che il gene, battezzato LOX1, è responsabile della tonicità dei tessuti e, gioca anche un ruolo chiave nel ‘rimodellamento’ della forma corporea dopo fasi di ‘dilatazione’.
Riacquistare la silhouette perduta è importante non solo per chi è alle prese con una dieta dimagrante ma soprattutto per le donne dopo la gravidanza.
Insomma, la genetica potrà in futuro aiutarci contro questo inestetismo?
Speriamo di si, però fino ad allora giù con la corsa, la dieta e tanta tanta acqua.
I ricercatori della Columbia University di New York hanno condotto uno studio utilizzando il virus dell’herpes per distruggere le cellule tumorali. Il virus è stato opportunamente modificato per crescere dentro alle cellule tumorali e per distruggerle dall’interno. Questo virus modificato è stato poi sperimentato su pazienti colpiti da melanoma non operabile ed ha ottenuto buoni risultati. Il virus modificato, chiamato Oncovexgm-Csf, è stato inserito nelle cellule tumorali affinché le uccidesse. Questo trattamento si è rivelato efficace nel 32% dei pazienti. In altri malati, si sono comunque osservati dei benefici clinici: in due casi il tumore, per la prima volta, ha reagito alla terapia, in altri due casi si sono avuti effetti dopo il trattamento. Nei restanti pazienti, i ricercatori hanno osservato dei benefici palliativi locali che sono comunque positivi visto l’intrattabilità del tumore. Gli specialisti sottolineano l’importanza di questi risultati soprattutto se paragonati con le altre terapie disponibili contro il melanoma avanzato. Ora il team americano sta per iniziare uno studio in fase III, su un numero più ampio di pazienti.
Alcuni scienziati inglesi hanno studiato a lungo la correlazione tra il profilo biochimico dell’odore di una persona e le eventuali patologie.
La pelle o meglio le informazioni date dagli odori si sono dimostrate utili per la diagnosi di patologie come il cancro, in accordo con quanto riportato da Paul Thomas della Loughborough University nel Regno Unito.
Il gruppo di ricerca ha collezionato una serie di odori, composti chimici organici volatili (VOCs volatile organic compounds), dalla pelle dei pazienti usando un cerotto realizzato in polimeri di silossano (composto organico contenente silicio e ossigeno). L’odore è stato poi prelevato riscaldando il supporto e raccogliendo il gas sprigionato. Quest’ultimo è stato analizzato con tecniche di cromatografia e spettrometria di massa.
I VOCs permettono quindi di ottenere un esame NON-invasivo del profilo metabolico di una persona, in cui si possono individuare delle alterazioni dovute a patologie in corso. Attualmente con l’odore il team è riuscito a diagnosticare correttamente il cancro della pelle. Finora l’unico modo per avere la certezza della diagnosi era quello di effettuare una biopsia (metodo invasivo) della cute.
Le potenzialità di questa tecnica sono molteplici e proseguendo con gli studi si arriverà sicuramente in un futuro forse non troppo lontano ad avere uno screening completo del paziente non-invasivo (indolore), poco costoso, semplice e senza stress.











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