L’abuso di igiene, disinfettanti, antibiotici, detersivi antibatterici e sterilizzatori per biberon sta facendo diffondere in modo spaventoso allergie, asma e persino malattie autoimmuni. Il sistema immunitario di ogni bambino deve essere esposto a un bel po’ di sano, onesto sporco per svilupparsi correttamente: lo afferma una celebre immunologa statunitense nel suo ultimo libro.
In “Why dirt is good” (tradotto Perché lo sporco fa bene) Mary Ruebush dell’Idaho Rural Health Research Center riprende la cosiddetta teoria dell’igiene, che incolpa gli ambienti troppo ‘asettici’ nei quali si fanno crescere i bambini nei Paesi avanzati del boom delle allergie guarda caso presente solo nel mondo occidentale. “In questo ambiente così lontano da quello naturale, batteri e virus si stanno moltiplicando e mutando a velocità mai viste prima, dando vita a migliaia di ceppi resistenti ai farmaci molto pericolosi”, spiega la Ruebush.
“Un’altra tendenza delirante è quella di non vaccinare i bambini”, attacca l’immunologa. “Mi piacerebbe che tornasse di moda il buon senso, e che si lasciassero stare le leggende metropolitane. Il processo di immunizzazione è essenziale per gli esseri umani e inizia sin dal feto. Cerchiamo di incoraggiarlo e aiutarlo invece di ostacolarlo o peggio impedirlo per le nostre nevrosi”.
Per almeno 4 milioni di italiani sarà impossibile seguire la moda. Lo afferma la Società Europea di Dermatologia e Venereologia.
Questo a causa dei “dispersi”, sostanze usate per colorare i tessuti, i quali provocherebbero allergie.
Sotto esame gli abiti colorati di rosso, blu e nero.
Altre allergie sembrano essere legate ai conservanti contenuti nei medicinali, nei cibi ed nelle creme cosmetiche oltre che nei profumi, colpendo circa il 10% della popolazione italiana. Ma perchè solo gli abiti neri, rossi e blu?
I “Dispersi” sono coloranti usati nei processi di tintura degli abiti. Sono insolubili in acqua, e restano tali durante tutto il processo tintoriale.
Tali coloranti sono appunto usati per le colorazioni più difficili come i toni di nero, rosso e blu, che devono rimanere stabili nella tintura e nel lavaggio.
Tra un pò dovremo girare tutti nudi…
La diatriba che vede opposti quelli che sostengono che il cellulare sia dannoso e quelli che invece ritengono non esponga a rischi maggiori rispetto a qualsiasi altra cosa con cui entriamo in contatto nella vita quotidiana è sempre aperta, con momenti in cui, nel grande pubblico, fanno più presa le ipotesi dei primi o dei secondi.
Questa volta la BBC riporta di una ricerca lievemente diversa, portata avanti dalla British Association of Dermatologist, che è andata ad analizzare la correlazione esistente tra l’uso del cellulare e la comparsa di sfoghi, eritemi ed eruzioni cutanee nella zona interessata dal contatto con il telefonino.
La spiegazione al fenomeno è molto semplice ed è legata all’allergia al nichel, disturbo che colpisce un numero abbastanza alto di persone. Tasti, cornici cromate, loghi, sono i particolari che più spesso contengono nichel, secondo la ricerca in quasi un telefonino su due.
La soluzione al problema è facilmente intuibile, è sufficiente evitare il contatto della pelle con i particolari metallici incriminati, tramite l’uso di custodie, di auricolari o più radicalmente optando per un modello che non contenga nichel nelle zone a contatto con il viso degli utenti.
Potrebbe essere un’iniziativa interessante, da parte dei produttori, indicare chiaramente se un cellulare è nichel-free esteriormente o quali particolari contengano il metallo.
La Commissione Europea ha presentato uno studio del Comitato scientifico per i prodotti destinati ai consumatori (Scientific Committee on Consumer Products – SCCP), che analizza l’impatto negativo sulla pelle di chi riceve e di chi applica le tinture per i capelli.
Dal rapporto emergerebbe che oltre la metà delle 46 tinture per capelli vendute, può potenzialmente provocare delle allergie prolungate della pelle: 10 di queste sarebbero “estremamente pericolose”, 13 “fortemente” e 4 “moderatamente”.
In taluni settori, ad esempio la sicurezza alimentare, l’UE ha istituito agenzie specializzate che si occupano della realizzazione di valutazioni approfondite di questo tipo di rischio.
In altri campi, quali la sicurezza delle tinture per capelli, degli schermi solari, dei lettini abbronzanti e di determinati emoderivati, nonchè la qualità dell’aria e dell’acqua, la Commissione ha istituito comitati di esperti scientifici indipendenti.
Il settore dei prodotti cosmetici è regolato dalla direttiva 76/768/CEE, più volte aggiornata in seguito agli studi condotti dal SCCP sulla valutazione dei rischi per la salute delle sostanze contenute nelle tinture per capelli.
Il 12 giugno 2001 il Comitato ha reso noto un primo parere sui rischi potenziali derivanti dall’uso di alcune tinture permanenti a cui ne è seguito un secondo, nel 2002, dove il Comitato ha affermato l’esistenza di prove epidemiologiche secondo le quali l’uso regolare e prolungato di tinture per capelli può essere associato alla comparsa del cancro alla vescica nelle donne.
Alla fine del 2005, le industrie cosmetiche hanno sottoposto alla valutazione del Comitato le schede di sicurezza di 115 sostanze.
Per concludere, la Commissione dell’UE ha vietato 22 sostanze contenute nelle tinture per capelli per le quali le industrie produttrici non hanno fornito alcuna scheda di sicurezza.
I farmaci, ed in particolar modo gli antinfiammatori non cortisonici, sono la causa di circa il 30% delle manifestazioni cutanee di tipo allergico. E’ quanto emerso nel corso del Congresso internazionale dell’associazione dei dermatologi francofoni, svoltosi a Saint Vincent.
“Le tossidermie, ovvero le dermatiti allergiche da farmaci – ha spiegato Maurizio Norat, direttore del reparto di Dermatologia dell’ospedale Beauregard di Aosta e presidente del congresso – sono molto frequenti e altrettanto spesso vengono confuse per orticarie o altre patologie. E’ importante invece riconoscere che sovente la causa è da ricercare nelle intolleranze farmacologiche”.
Al congresso hanno partecipato circa 300 medici provenienti da Francia, Italia, Belgio, Svizzera, ma anche Tunisia, Algeria, Marocco, Camerun, Senegal, Burkina Faso, Guyana Francese, Argentina, Brasile, Messico, Vietnam, Libano.
Quali saranno le conclusioni? Si arriverà forse a sperimentare farmaci meno allergenici?
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