Per fermare i segni del tempo che passa siamo disposte a spendere una fortuna in creme e chirurgo estetico. Le mode della bellezza nascono e muoiono, ma esistono alcuni ‘stratagemmi‘ per ritardare il formarsi delle rughe che attuati per tempo ci regalano una pelle più giovane.
Basta riempire gli armadietti di mille creme e lozioni, sempre più mirate, contorno occhi, contorno labbra, e poi naso e mento; bisogna curarsi con pochi prodotti, non più di 3-4 diversi, altrimenti si rischia di danneggiare la pelle con un eccesso di sostanze e procurarsi infiammazioni.
“Le persone usano troppe sostanze acide alla volta, vitamina A, acido lattico, ascorbico, salicilico – ha dichiarato Bradford Katchen, dermatologo newyorkese – e poi si meravigliano se il loro viso è irritato. Io sono contrario alla farmacia nell’armadietto di casa, esagerare coi trattamenti causa irritazioni“.
Basta un prodotto detergente non forte, un prodotto che contiene antiossidanti come vitamina C ed E, thè verde, una crema da giorno con schermo solare, una crema antirughe contenente vitamina A e retinoidi.
Occhio anche alla spesa: i prodotti non devono necessariamente essere super-costosi, anzi, non ci sono motivi reali per presumere che un prodotto molto costoso sia migliore di uno da ’supermercato’. Il primo probabilmente è arricchito da fragranze esotiche ma sul profilo dell’efficacia non ha nulla di più della crema formato famiglia in vendita su internet ad un prezzo scontato.
Smettere di fumare appare sempre come soluzione numero uno per regalarsi un pò di bellezza e di salute in più. Ma per chi non riesce ad abbandonare il pacchetto o per chi l’ha già fatto, ecco cosa si può fare in più per avere un viso dall’aspetto più luminoso e compatto.
Abituarsi a buttare i prodotti dopo oltre un anno di uso, infatti anche se non si parla di scadenza i prodotti possono facilmente essere contaminati da batteri.
Inoltre spalmando creme e fondotinta con le dita è possibile trasferire batteri sulla pelle che facilitano l’insorgenza di indesiderabili infezioni.
Stesso rischio per chi non resiste quando sulla guancia appare il classico pedicello: ’stuzzicandolo’ con i polpastrelli si corre il pericolo di innestare un’infiammazione più grave di quella di partenza, anche se a noi pare di aver fatto, superficialmente, un ‘buon lavoro’ di pulizia.
E poi il classico consiglio della nonna: dormire poco fa male alla pelle, come lo stress, e la rende più vulnerabile (non a caso lo stress cronico peggiora malattie come alopecia, dermatite e psoriasi). Infine, una bella e semplice lavata di viso prima di andare a letto e otterrete una pelle giovane e sana.
Da otto registri nazionali sono stati ricavati i dati sui tumori del seno, del polmone, della cervice uterina e di melanoma maligno diagnosticati dal 1998 al 2003; lo status socioeconomico è stato classificato per ciascun malato in base all’Indice di deprivazione multipla 2004, una misura dello svantaggio sociale.
Le incidenze più elevate in Inghilterra si sono riscontrate nei gruppi più disagiati sia per il tumore del polmone che per quello cervicale, mentre è apparso il contrario per il melanoma e per il carcinoma mammario (massima incidenza tra i meno disagiati).
La disuguaglianza maggiore tra i due estremi socioeconomici riguardava il cancro del polmone, negli uomini e nelle donne, soprattutto per i pazienti con meno di 65 anni alla diagnosi; similmente per quello cervicale l’incidenza più alta era tra i più svantaggiati, con variazioni consistenti al cambiare dello status. Per il tumore mammario l’incidenza era maggiore nei meno disagiati, ma con differenze modeste tra i gruppi socioeconomici; per il melanoma, infine, c’erano ampie variazioni in relazione allo status e trend simili per uomini e donne.
Indicativo soprattutto un dato: portando idealmente le incidenze dei quattro tumori a quelle più favorevoli in relazione allo status socioeconomico si sarebbero potuti prevenire il 36% dei cancri del polmone maschili e il 38% dei femminili, il 28% di quelli della cervice, il 7% di quelli mammari, il 27% dei melanomi maschili e il 29% dei femminili.
Le differenze socioeconomiche legate al rischio di tumore dovrebbero essere quindi d’interesse sia nel campo dell’educazione alla prevenzione sia in quello della pianificazione sanitaria, per lo sviluppo di programmi che puntino a ridurre le disuguaglianze in termini di salute.
Diminuire le disuguaglianze richiede un’integrazione delle informazioni sui fattori di rischio, sulle incidenze e relative proiezioni: per esempio bisogna tener conto che le donne meno disagiate tendono ad avere meno figli e più tardi o ad essere sovrappeso nel periodo post-menopausale, fattori associati ad aumentato rischio di carcinoma mammario; lo screening per il tumore della cervice è meno frequente tra le donne meno istruite; il fumo si lega allo status socioeconomico (è più precoce e frequente tra i lavoratori manuali) ed è anche la causa principale di cancro del polmone; il melanoma aumenta tra chi ha più opportunità di esposizione ricreazionale al sole.
Interventi mirati di salute pubblica possono contribuire a ridurre disuguaglianze locali di incidenza dei tumori.
Conosciuto soprattutto per i suoi effetti benefici sulla pelle grassa e acneica il lievito di birra può in realtà essere utilizzato per molti altri scopi sia cosmetici che alimentari, oltre che terapeutici.
Costituito da una colonia di funghi microscopici residuo della fermentazione della birra, ma presente anche sulla buccia di alcuni frutti, il lievito di birra è molto ricco di proteine e carboidrati, contiene pochissimi grassi ed è ricco di vitamine del gruppo B soprattutto B1 e B12, oltre che di sali minerali e di oligoelementi come potassio, calcio, fosforo, zinco, cromo, ferro, selenio.
Grazie al contenuto di vitamine del gruppo B e di proteine è particolarmante indicato come integratore nelle diete vegetariane che possono risultare carenti di questi principi, mentre i sali minerali ne fanno un ottimo integratore nella dieta degli sportivi. Utile per riequilibrare la flora batterica intestinale, è quindi indicato in caso di colite e di stipsi e per depurare l’organismo.
Come coadiuvante delle terapie mediche convenzionali può essere utile, tra l’altro, anche come disintossicante, come antianemico, grazie al suo contenuto di acido folico, e stimolante delle difese immunitarie. Come già accennato, è spesso utilizzato a fini cosmetici soprattutto per eliminare il sebo in eccesso dalla pelle grassa e tendente all’acne, ma è utile anche per purificare e rendere luminosa la pelle secca. Inoltre, sempre grazie al contenuto di vitamine del gruppo B, ha il potere di rinforzare unghie e capelli favorendone la crescita.
Di norma si assume attraverso l’alimentazione ed è disponibile in diversi formati: compresse, tavolette, bustine, ma anche in piccoli dadi. E’ possibile quindi aggiungerlo, grattuggiato o a scaglie, a cibi come minestre e insalate. Ovviamente non va utilizzato in caso di allergia ai lieviti ed è sconsigliato in caso di infezioni da Candida per la presenza di funghi. Infine, attenzione alle dosi giornaliere consigliate.
Sperimentato con successo in laboratorio un vaccino anti-tumorale di nuovissima generazione che blocca la crescita di melanoma e neuroblastoma: la notizia arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Immunology, Immunotherapy.
Il vaccino, messo a punto dai ricercatori del Children’s National Medical Center coordinati da Anthony D. Sandler, utilizza le proteine del tumore stesso per indurre una risposta del sistema immunitario, permettendo un approccio personalizzato al trattamento, e si basa sulla creazione di microparticelle sintetiche denominate “immune stimolatiry antigen loaded particles” (ISAPs).
Lo studio ha dimostrato che le ISAPs sono efficaci nel bloccare i tumori nei topi di laboratorio.
Si è notato anche che l’efficacia del vaccino è inversamente correlata alla presenza di cellule T-regolatrici (T-reg), e quindi la somministrazione del vaccino dovrà essere preceduta da quella di un farmaco T-reg soppressore.
Sulle mani delle donne è presente un numero di specie batteriche più alto di quelle che infestano le mani degli uomini. Lo rivela uno studio pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
I ricercatori della University of Colorado di Boulder, coordinati da Noah Fierer, hanno analizzato grazie a sofisticate tecniche di sequencing genetico il palmo delle 102 mani di 51 persone, identificando 4700 specie di batteri.
Il primo dato interessante è rappresentato dall’estrema varietà delle specie: solo 5 specie infatti sono state trovate su tutte le 102 mani. Il secondo è che – a causa del differente pH, dell’applicazione più frequente di creme o della diversa secrezione ormonale – le mani delle donne presentano in media specie batteriche più numerose.
La ricerca conferma l’importanza della pulizia regolare delle mani in chiave epidemiologica: “Da un punto di vista di salute pubblica, se l’abitudine a lavarsi le mani spesso si diffondesse tra la popolazione avremmo effetti molto positivi”, spiega Fierer.











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