Le ferie sono finite ed anche i vacanzieri più incalliti devono rassegnarsi a fare rientro nelle caotiche città e nella vita di tutti i giorni. Ma quello che ci preoccupa più di ogni altra cosa è il mantenimento della tanto amata abbronzatura… vero?
Ottenuta con tanti sforzi e dopo ore ed ore di esposizione solare, viviamo nel terrore di tornare subito ‘bianchicci’. A tal proposito però gli esperti ci vengono incontro con alcuni consigli da tenere da conto per un più duraturo mantenimento del colorito estivo.
Per prima cosa è sconsigliabile l’utilizzo del bagno, specie se con acqua calda che favorisce il distaccamento delle cellule morte dell’abbronzatura. Per mantenere un colore brillante e luminoso, la pelle deve rimanere compatta e idratata. Meglio dunque la doccia con acqua a temperatura ambiente seguita da una rapida fase di asciugamento evitando di sfregare la pelle.
L’ideale sarebbe un breve tamponamento dell’intera superficie del nostro corpo con l’asciugamano seguito da un’azione massaggiante.
Consigliabile inoltre l’utilizzo di bagno doccia solari che idratano la cute e spesso contengono carotene che stimola la melanina anche in assenza del sole, rendendo la pelle luminosa e idratata.
Infine gli specialisti consigliano di ritardare il più possibile il ritorno all’utilizzo dei profumi che rischiano di seccare la nostra pelle. Meglio dunque continuare almeno per un altro po’ ad utilizzare oli essenziali privi di alcol altamente dannoso per il benessere della cute.
La Commissione Europea ha presentato uno studio del Comitato scientifico per i prodotti destinati ai consumatori (Scientific Committee on Consumer Products – SCCP), che analizza l’impatto negativo sulla pelle di chi riceve e di chi applica le tinture per i capelli.
Dal rapporto emergerebbe che oltre la metà delle 46 tinture per capelli vendute, può potenzialmente provocare delle allergie prolungate della pelle: 10 di queste sarebbero “estremamente pericolose”, 13 “fortemente” e 4 “moderatamente”.
In taluni settori, ad esempio la sicurezza alimentare, l’UE ha istituito agenzie specializzate che si occupano della realizzazione di valutazioni approfondite di questo tipo di rischio.
In altri campi, quali la sicurezza delle tinture per capelli, degli schermi solari, dei lettini abbronzanti e di determinati emoderivati, nonchè la qualità dell’aria e dell’acqua, la Commissione ha istituito comitati di esperti scientifici indipendenti.
Il settore dei prodotti cosmetici è regolato dalla direttiva 76/768/CEE, più volte aggiornata in seguito agli studi condotti dal SCCP sulla valutazione dei rischi per la salute delle sostanze contenute nelle tinture per capelli.
Il 12 giugno 2001 il Comitato ha reso noto un primo parere sui rischi potenziali derivanti dall’uso di alcune tinture permanenti a cui ne è seguito un secondo, nel 2002, dove il Comitato ha affermato l’esistenza di prove epidemiologiche secondo le quali l’uso regolare e prolungato di tinture per capelli può essere associato alla comparsa del cancro alla vescica nelle donne.
Alla fine del 2005, le industrie cosmetiche hanno sottoposto alla valutazione del Comitato le schede di sicurezza di 115 sostanze.
Per concludere, la Commissione dell’UE ha vietato 22 sostanze contenute nelle tinture per capelli per le quali le industrie produttrici non hanno fornito alcuna scheda di sicurezza.
Nell’Europa del nord, ed in particolare in Finlandia, la costruzione di saune rappresenta un grande business. In questi paesi, infatti, la gente le usa per rilassarsi e purificarsi da oltre duemila anni.
Ma solo recentemente sono stati condotti per la prima volta esperimenti rigorosi per provarne le proprietà benefiche.
Tra questi, quello pubblicato su Dermatology da Kowatzki dell’università di Jena, che a preso in esame 41 volontari sani provando che un uso regolare della sauna migliora la fisiologia della pelle.
Gli effetti positivi che si sono riscontrati sono: una maggior stabilità della barriera epididimale, una maggior idratazione dello strato corneo ed una normalizzazione del pH. Inoltre il corpo reagisce alla sauna come se stesse svolgendo dell’attività fisica, modulando il battito cardiaco e le concentrazioni ioniche così come la microcircolazione superficiale, e come un qualsiasi altro sport, più ci si sottopone alla sauna più questi parametri si regolarizzano facendone beneficiare pelle e cuore.
I ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con i maggiori esperti italiani sul tema della “fotoprotezione”, fanno il punto sull’efficacia dei prodotti di protezione solare, fornendo consigli per evitare fastidiose ’scottature’. Quanto dura un prodotto e quanto è efficace?
Per rispondere a questo quesito, come chiede la recente direttiva UE che vuole sia indicato, per maggiore trasparenza e chiarezza nei confronti dei consumatori, sui prodotti solari il cosiddetto “periodo di validità post-apertura”, nasce il primo progetto pilota di ‘valutazione e stabilità dei prodotti solari’, illustrato il 18 giugno all’Istituto Superiore di Sanità nel corso del workshop “Raggi ultravioletti e protezione solare”. A condurre lo studio sono il Dipartimento del Farmaco ed il Dipartimento Ambiente e Prevenzione Primaria dell’ISS, in collaborazione con l’Associazione italiana delle industrie di profumeria (Unipro).
“La sabbia, il sole ed il calore in spiaggia sono agenti che potrebbero contribuire ad una cattiva conservazione di creme ed oli solari e ad un calo delle capacità protettive” – spiega Luigi Gagliardi, direttore del Reparto di Sicurezza Cosmetici del Dipartimento Farmaco dell’ISS e responsabile della ricerca – “Con simulazioni d’uso in laboratorio analizzeremo le capacità filtranti e l’eventuale contaminazione microbiologica dei prodotti nel tempo. Ad intervalli regolari saranno valutate le proprietà microbiologiche del prodotto e di stabilità del filtro UV, nonché il dosaggio di quest’ultimo nel tempo. Il vaglio analitico dei dati ottenuti consentirà la comprensione di eventuali processi degradativi a carico dei componenti strutturali, delle sostanze funzionali e, soprattutto, dei filtri impiegati”.
“L’industria del settore cosmetico” – afferma Alberto Donati, Presidente dell’Unipro – “supporta il mondo scientifico con l’obiettivo di fornire prodotti sempre più efficaci e utili per i consumatori, divulgare le informazioni sull’uso corretto dei prodotti solari e sugli effetti del sole, nonché di condividere metodi analitici, che possono essere anche di aiuto e crescita per le aziende”.
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Rimedio della nonna e biotecnologie si uniscono per amore della pelle sana e lucente: estratti di piselli verdi fanno cicatrizzare prima e meglio le ferite, riducendo le cicatrici. Sheila MacNeil della University of Sheffield ha estratto dai piselli il beta-aminorpopinitrile che sembra avere strepitosi poteri cicatriziali.
La MacNeil, con il suo gruppo, è riuscita a creare un polimero dalla consistenza di un gel, contenente questo estratto, e che si applica sulla ferita riassorbendosi e rilasciando il composto che facilita la cicatrizzazione.
“Questo tipo di gel, ancora in via di sperimentazione, potrebbe essere applicato come un cerotto trasparente sulle ferite, sulle sbucciature, sui graffi e garantire la guarigione delle ferite e l’assenza di cicatrici”, ha dichiarato la MacNeil.
Sembrerebbe quasi che, in futuro, non ci saranno più adulti con piccoli segni sulle ginocchia ad imperitura memoria di gesta fanciullesche, di iniziazioni, di cadute dalla bici. Questo forse è un peccato. A quelle piccole cicatrici ci si affeziona, e da grandi sono segni che strappano un sorriso per il bambino che fu.
Nostalgia a parte, queste ricerche sono sempre ben accette.
Dimenticavo… non è commestibile!
I farmaci, ed in particolar modo gli antinfiammatori non cortisonici, sono la causa di circa il 30% delle manifestazioni cutanee di tipo allergico. E’ quanto emerso nel corso del Congresso internazionale dell’associazione dei dermatologi francofoni, svoltosi a Saint Vincent.
“Le tossidermie, ovvero le dermatiti allergiche da farmaci – ha spiegato Maurizio Norat, direttore del reparto di Dermatologia dell’ospedale Beauregard di Aosta e presidente del congresso – sono molto frequenti e altrettanto spesso vengono confuse per orticarie o altre patologie. E’ importante invece riconoscere che sovente la causa è da ricercare nelle intolleranze farmacologiche”.
Al congresso hanno partecipato circa 300 medici provenienti da Francia, Italia, Belgio, Svizzera, ma anche Tunisia, Algeria, Marocco, Camerun, Senegal, Burkina Faso, Guyana Francese, Argentina, Brasile, Messico, Vietnam, Libano.
Quali saranno le conclusioni? Si arriverà forse a sperimentare farmaci meno allergenici?
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