La FDA ha da poco dato l’autorizzazione alla vendita dei guanti in Yulex, realizzati in una nuova forma di gomma di lattice naturale ricavata dalla Guayule (Parthenium argentatum), un arbusto nativo del deserto.
Il lattice (detto più correttamente latice o anche latex) è un’emulsione dall’aspetto lattiginoso e consistenza collosa, generalmente di colore bianco che si trova in determinate cellule (i laticiferi) di numerose piante superiori (euforbiacee, papaveracee, moracee, composite (Asteraceae), ecc.) e nei funghi del genere Lactarius da cui prende il nome.
Un esposizione prolungata al lattice sulla pelle può in alcuni soggetti dare rossore, prurito, fino anche scatenare violente reazioni allergiche. Si calcola infatti che le persone allergiche al lattice siano dal 3 al 22%. Per questo motivo sono stati introdotti guanti in altri materiali ipoallergenici, ma con caratteristiche come elasticità e solidità, inferiori.
L’allergia al lattice è dovuta agli anticorpi di tipo IgE che si attaccano alle proteine contenute in questa sostanza. Il punto di forza dello Yulex è proprio il contenuto decisamente inferiore di proteine (0,2 – 2%) rispetto al lattice tropicale.
Negli studi effettuati, è emerso che le persone allergiche al laticce non hanno mostrato invece reazioni allo Yulex, anche se, come precisato dalla FDA, bisognerà attendere gli studi a lungo termine per valutare la sensibilizzazione al nuovo materiale.
Con lo Yulex, soluzione naturale alle allergie al lattice, sono già stati realizzati guanti chirurgici, apparecchi dentali e profilattici.
Identificato gene ‘bersaglio’ per la cura del melanoma. Si tratta del gene per il ‘fattore trascrizionale associato alla microftalmia’ (MITF). E, secondo lo studio statunitense-austriaco pubblicato sulla rivista Nature, sarebbe responsabile dell’aggressivita’ del tumore e della sua capacita’ di sviluppare resistenza ai farmaci. Esperimenti in provetta indicano che questo gene e’ relativamente facile da inattivare e suggeriscono che rappresenti ‘l’anello debole’ nella sequenza di geni che si attivano durante la trasformazione cancerosa della cellula. Secondo l’autore William R. Sellers, del Dana Farber Cancer Institute (Harvard University, Boston) ”composti in grado di inibire il gene MITF potrebbero fornire nuove armi per combattere il melanoma”.
In collaborazione con la Yale University School of Medicine (New Haven) e la Medical University of Vienna, sono state usate delle ’sonde’ al Dna per identificare quali geni erano ‘iperattivati’ in 58 diverse linee cellulari provenienti da melanomi umani. I dati hanno indicato che il piu’ attivo era il Mitf, un gene che in concentrazioni normali e’ indispensabile allo sviluppo e al funzionamento dei melanociti. Cosi’, sono stati esaminati campioni di melanoma prelevati da 72 pazienti. L’analisi ha rivelato che il Mitf era iperattivo nel 21% dei melanomi invasivi e nel 10% di quelli ad uno stadio iniziale. Invece nei ‘nevi’, cioe’ nei melanomi benigni, l’attivita’ del Mitf era simile a quella osservata nelle cellule sane. Quindi e’ stato esaminato un secondo campione di 200 pazienti con melanoma. E’ risultato che il Mitf era iperattivo nel 10% dei tumori cutanei che non avevano formato metastasi e nel 15% delle metastasi derivate da melanomi invasivi. Inoltre quest’iperattivazione era associata a una diminuzione di cinque anni nella sopravvivenza del paziente. Ulteriori esperimenti in provetta hanno anche indicato che l’inibizione del Mitf aumentava l’efficacia delle terapie antitumorali.
Immersi in un piscina di acqua termale, si ci fa “baciare” da alcuni piccoli pesciolini (Cyprinion macrostomus macrostomus e Garra rufa).
La “fish therapy”, serve per alleviare i fastidi di alcune malattie della pelle, come la psoriasi e le dermatiti in genere.
I pesciolini, che solitamente sono vegetariani, in questo caso fanno un’eccezione e mangiano piccoli pezzetti di pelle del paziente, migliorando lo stato dell’epidermide.
Secondo i suoi promotori la terapia funziona nel 70 per cento dei casi e i suoi effetti durerebbero per oltre 8 mesi.
Brutte notizie per i forzati delle diete. Perdere peso non aiuta a liberarsi della cellulite, anzi può contribuire a peggiorarla. E’ quanto emerge da un recente studio americano, pubblicato dalla ‘Bbc’, dedicato alla cosiddetta ‘pelle a buccia d’arancia’, incubo dell’85% del gentil sesso.
Un team di chirurghi statunitensi ha monitorato 29 donne messe a ‘regime’ arrivando ad una scoperta del tutto inattesa: le più magre, che avevano perso solo una modesta quantità di peso, alla fine del trattamento avevano subito un visibile aumento della pelle a buccia d’arancia. E la spiegazione è semplice: la perdita di elasticità della pelle. Esperti britannici di chirurgia plastica spiegano che la pelle a buccia d’arancia è un fatto naturale e che allo stato attuale non esiste una cura veramente efficace per eliminarla. “La cellulite fa parte della vita, è un fenomeno congenito e non esiste alcuna cura efficace”, afferma Douglas McGeorge, della British Association of Aesthetic Plastic Surgeons. La cellulite si può sviluppare su pancia, cosce e glutei e l’avanzare dell’età la rende più evidente a causa del raggrinzirsi della pelle. Gli esperti consigliano di combattere gli inestetismi con l’attività fisica e bevendo grandi quantità di acqua, eppure ogni anno si spendono milioni in creme e altri prodotti portentosi solo in teoria.
Lo studio è stato condotto da ricercatori dell’American Society of Plastic Surgeons. Le donne sono state iscritte a un programma di controllo medico del peso, che includeva diete e interventi medici o chirurgici anti-obesità. Per ognuna è stato calcolato, prima e dopo il ‘regime’, il Bmi (body mass index), che serve a indicare la massa corporea e dunque il peso ottimale. Alla fine dell’esperimento 17 donne hanno riscontrato un miglioramento visibile della loro cellulite, mentre per 9 la pelle a buccia d’arancia e’ aumentata.
Le pazienti che hanno tratto maggior giovamento dalla cura, segnalano i ricercatori, sono quelle che, partite da un elevato Bmi, hanno perso piu’ peso e sono riuscite ad abbassare significativamente l’alta percentuale di grassi iniziale. Coloro che, invece, erano gia’ relativamente magre, avevano un basso indice Bmi e hanno smaltito meno grassi, hanno ottenuto addirittura un peggioramento dell’aspetto della loro cellulite.
‘Cruciale’ in questo caso, sottolineano gli esperti, la perdita di elasticità della pelle.
“La cellulite non è un problema specifico delle persone sovrappeso -spiega John Kitzmiller, chirurgo plastico e coautore dello studio- anche se l’eccesso di grasso può peggiorarne la condizione”. “Abbiamo scoperto che la perdita di peso in pazienti obesi migliora, pur non risolvendo il problema, l’aspetto della cellulite nella maggioranza dei pazienti, ma -conclude il chirurgo- in una parte di loro ne peggiora la condizione”.
Dimostrata l’efficacia delle acque Leopoldine di Montecatini Terme contro rughe, dermatiti, psoriasi ed in generale l’invecchiamento e malattie della pelle. La conferma è avvenuta grazie agli studi condotti da ben quattro universita’, quelle di Firenze, Siena, Praga e la Thomas Jefferson Philadelfia , i cui studi hanno dimostrato l’efficacia delle acque termali salsofosfate di Montecatini Terme, grazie soprattutto alle proprietà antiossidanti di cui sono portatrici.
Per le acque di Montecatini si tratta di un successo in più visto che finora erano sono conosciute soprattutto per la loro azione terapeutica contro malattie gastrointestinali anche se c’è da dire che le virtù “estetiche” dei Bagni di Montecatini hanno già una tradizione storica. Il successo è confermato anche dall’autorevolezza delle riviste scientifiche internazionali dove sono state pubblicate le ricerche: Journal of cosmetic dermatology, International of immunopatology and pharmacology, Jeadv.
Il professor Torello Lotti, direttore del centro interuniversitario di dermatologia biologica e psicosomatica dell’universita’ di Firenze ha precisato che ”Lo scopo della ricerca era quello di capire l’impatto delle acque termali Leopoldine di Montecatini sulla pelle umana, sia su quella sana, sia sulla malata”. Per provare gli effetti benefici dell’acqua è stato condotto uno studio durante il quale veniva irritata appositamente la pelle integra con Lauril solfato, per capire se l’acqua termale aveva un effetto lenitivo. Nei casi di malattie dermatologiche (psoriasi, dermatite atopica o seborroica ma anche nelle ferite da rimarginare) e’ stato ”comparato – precisa Lotti – l’effetto dell’acqua leopoldina su un braccio del malato mentre l’altro veniva immerso in semplice acqua di rubinetto. Dopo il trattamento era prevista l’esposizione al sole. E gli effetti sono stati eclatanti, con una chiara azione antiossidante”. Per ‘certificare’ i risultati sono state realizzate anche indagini biologiche molto raffinate e piccole biopsie. ”Si e’ visto cosi’ – conclude Lotti – che l’immersione nell’acqua termale con la successiva esposizione al sole modifica il profilo immunologico legato a queste malattie della pelle”.
Forse tra qualche tempo riusciremo a fare luce nelle nostre case con i fogli di alluminio che siamo abituati a usare per incartare gli alimenti. All’Università dell’Illinois (Usa) hanno infatti messo a punto un nuovo tipo di illuminazione senza le classiche lampadine o i neon.
Il principio è apparentemente semplice: un comune foglio di alluminio viene immerso in un acido che produce sulla sua superficie un’infinità di minuscoli buchi e trasforma la composizione chimica dell’alluminio in un ossido che rende il foglio più resistente. In questo modo si viene a creare una sorta di maglia che diventa incandescente al passaggio dell’elettricità, generando luce. Posto tra due strati di vetro, il foglio di alluminio è pronto così a illuminare case e uffici. Ma non solo.
Se il primo obiettivo della ricerca era quello di mettere a punto una lampada a basso costo, in laboratorio hanno ipotizzato una sua possibile applicazione in dermatologia, per curare la psoriasi. La malattia della pelle viene infatti trattata con impulsi di luce e, invece di costose sedute sotto le lanmpade, una benda luminosa in alluminio potrebbe essere utilizzata a casa direttamente dal paziente.











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