Desiderate avere un tatuaggio, ma non siete sicuri di volerlo tenere per molto tempo? La soluzione indolore viene dal sole: uno stencil col vostro disegno preferito e raggi UV provenienti ad esempio dalle classiche lampade dei centri di bellezza.
Per tatuaggi più piccoli è possibile applicare dei piccoli adesivi sulla pelle, anche in questo caso fare una o due lampade ed ecco pronto un tatuaggio cool che rimarrà visibile per qualche settimana.
Nel caso poi voleste rimuoverlo prima del tempo, basterà un semplice autoabbronzante applicato ad-hoc e in qualche ora la vostra pelle tornerà omogenea.
Un équipe di alcuni ricercatori della Harvard Medical School of Boston hanno scoperto una nuova cura per coprire le cicatrice e fare trapianti di pelle agli ustionati. I risultati pubblicati sul Journal of Surgical Research dimostrano l’efficacia di una colla naturale attivata dall’esposizione della luce laser.
Invece di utilizzare colle chimiche e antiestetiche graffette per il trapianto di pelle agli ustionati, è stato scoperto un colorante naturale detto rose bengal che riesce a incollare il lembo di pelle nuova a quello residuo senza effetti collaterali e senza lasciare cicatrici.
Due losanghe di pelle sono state accostate con un sottile strato di colorante naturale e esposte alla luce laser per 15 minuti. Il risultato è di aver ottenuto un tessuto almeno venti volte più forte e resistente di quello ottenuto dopo un trattamento con le colle tradizionali.
Il Wall Street Journal in un articolo ha sollevato un problema di neurotossicità che si verificherebbe quando persone con tatuaggi sulla schiena si sottopongono all’anestesia epidurale.
In alcune ricerche effettuate da due anestesisti canadesi è emerso che nel momento in cui si inserisce l’ago per somministrare l’anestesia epidurale alcune particelle di tessuto assieme ai pigmenti dei tatuaggi che si trovassero nel fondo schiena creerebbero delle complicazioni più o meno gravi con infiammazioni del tessuto nervoso (ovvero dove l’ago si insinua).
Da tempo in medicina i tatuaggi non sono visti di buon occhio perché, oltre a esporre le persone al rischio di infezioni, epatiti o altre malattie nel momento in cui vengono effettuati, possono creare grossi problemi durante la risonanza magnetica. Il motivo risiede nel fatto che alcuni inchiostri impiegati contengono metalli e quindi possono surriscaldarsi fino a bruciare il tessuto circostante se colpiti da un forte campo magnetico imposto in esami diagnostici proprio come la risonanza magnetica.
Il 25% degli americani tra i 18 e 50 anni ha un tatuaggio di cui il 20% delle donne ne possiede uno nel fondo schiena, notizia abbastanza sconfortante che cade in un momento in cui anche in Italia sempre più ULSS rendono disponibile gratuitamente l’anestesia epidurale alle neo mamme per il parto indolore.
Nell’incertezza l’associazione anestesisti americana consiglia di evitare con l’ago il tatuaggio o -qualora fosse inevitabile- di praticare una piccolossima incisione nel tessuto.
Fiorisce sulla fronte e sulle guance degli adolescenti. Ma non solo. Perché l’acne sta diventando un problema sempre più diffuso anche fra le donne con più di 35 anni. «Non a caso si parla di acne tardiva problema che secondo le ricerche colpisce almeno una donna su dieci» spiega la dermatologa Magda Belmontesi. Ora gli esperti hanno visto che spesso l’acne va a braccetto con ansia e depressione. E la spiegazione c’è.
«Questi malesseri psicologici portano con sé uno stato di tensione e di stress che provoca l’aumento di alcuni ormoni capaci di iperstimolare le ghiandole sebacee» spiega l’esperta. Naturalmente non a tutte le donne che vivono sotto pressione, spunta l’acne. Perché succeda, ci vuole una predisposizione, per esempio una maggiore sensibilità delle ghiandole sebacee verso l’azione degli ormoni.
«Di sicuro, il legame fra questi disturbi è a doppio senso perché l’uno alimenta l’altro» aggiunge Alberto Caputo, psichiatra e psicoterapeuta. «Vedere il proprio volto coperto di foruncoli aumenta la tensione, fa calare il tono dell’umore e peggiora la situazione. È un circolo vizioso che può portare a un disagio molto profondo».
E allora cosa fare? «La cura passa in primo luogo proprio attraverso la pelle. Sono molto indicati, per esempio, i peeling che effettua il dermatologo nel suo ambulatorio» dice l’esperta.
Ma non bisogna trascurare l’aspetto emotivo. È altrettanto importante capire, con un aiuto psicologico, le ragioni profonde del disagio, prima che l’acne diventi una fissazione e costringa a controllare ossessivamente il viso nel terrore che spunti un nuovo brufolo.
Salute a rischio per i bambini che si lavano troppo.
L’eccessiva igiene personale, infatti, aumenta il rischio di asma e di eczema. Lo conferma uno studio, pubblicato sulla rivista Archives of Disease in Childhood, condotto da ricercatori dell’Università di Bristol su 11.000 bambini. Gli specialisti hanno tenuto sotto controllo i piccoli, arruolati nella ricerca Avon Longitudinal Study of Parents and Children, valutando attraverso i genitori, i sintomi di asma ed eczema all’età di 6 mesi e tra i 30 e i 42 mesi.
Il livello di igiene è stato analizzato considerando il numero di volte che ai piccoli si lavavano le mani e che si faceva loro il bagno. Secondo gli autori, ogni aumento di un punto sul livello di igiene, aumentava del 4% il rischio di sintomi asmatici. Inoltre il rischio era direttamente legato al numero e al tipo di sostanze chimiche utilizzate per pulire la casa. La frequenza di eczema, invece, dipendeva dal livello di igiene personale. Secondo gli autori un ambiente eccessivamente sterile può essere fatale per il sistema immunitario.
Trovare che cosa arresti l’invecchiamento è una di quelle scommesse cui i ricercatori non rinunciano. E se pare via via meno probabile trovare una risposta complessiva, effettivamente vi sono indizi che alcune misure di “igiene” possano intervenire sul alcuni fattori. Vi è l’attività fisica oculata e vi è anche la restrizione calorica, cioè una dieta un po’ meno generosa. Quest’ultimo aspetto è stato già indagato nell’animale, arrivando anche a dimostrare, in diverse specie che vanno dagli insetti ai primati, o la riduzione di certe forme tumorali legate all’invecchiamento o il miglioramento di alcuni marker o addirittura l’allungamento della vita media. Più limitatamente, un nuovo studio viene ora a portare nuove prove sugli effetti della restrizione calorica a proposito di un aspetto che riscuote molto interesse: l’invecchiamento della cute. Un tema non semplice, visto che ai meccanismi dell’invecchiamento fisiologico si aggiungono gli effetti dell’ambiente, soprattutto dell’esposizione alla radiazione solare. In questo senso, le indagini sul modello animale consentono di separare in buona misura i due aspetti. La ricerca è stata condotta sulle cavie: metà del campione poteva alimentarsi a volontà, l’altra era invece tenuta a dieta. La risposta è stata positiva, ma ovviamente c’è molta cautela nel generalizzare questi risultati, anche perché esiste una certa variabilità da un animale all’altro. Considerato che comunque, male non fa indipendentemente dagli effetti sulla pelle, sembra che ridurre le calorie sia proprio un imperativo…











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