I saponi antibatterici hanno un’azione anti-microbi esattamente uguale a quella dei normali saponi. Non uccidono, insomma, piu’ germi degli altri. E’ la conclusione di uno studio presentato durante il congresso annuale della Societa’ nord americana per le malattie infettive, in corso a Chicago. La ricerca, condotta dagli scienziati della Columbia University School of Nursing, ha rivelato che sulle mani di chi, per lavarsi, usa un normalissimo sapone, non ci sono piu’ microbi che su quelle di chi preferisce un sapone anti-microbi. La scoperta – dicono gli autori dello studio – e’ importante soprattutto per gli operatori sanitari, i piu’ esposti a virus, batteri e agenti patogeni di ogni tipo, principalmente perche’ molti di essi non si lavano le mani tutte le volte che dovrebbero, esponendo, se stessi e i loro pazienti, a un possibile contagio. La soluzione al problema la suggerisce Julie Gerberding, direttore del Center for Disease Control Usa, che ha diffuso delle linee guida proprio per chi lavora a stretto contatto con i malati: ”Usare gel o schiume a base di alcol per lavarsi le mani, che non richiedono l’uso di acqua e quindi possono essere utilizzati piu’ spesso”. Inoltre, spiegano gli scienziati, i germi non possono sviluppare alcuna resistenza all’alcol, mentre spesso riescono a sopravvivere ai piu’ comuni antibatterici. L’indicazione di saponi a base alcolica, pero’ – precisa la Gerberding – non e’ necessaria per chi cucina o fa le pulizie di casa, attivita’ molto meno esposte ai rischi di infezione.
Scoperta la proteina ‘ripara ferite’. Si chiama progranulina e potrebbe rivelarsi preziosa per la pronta guarigione di tagli e ustioni. La proteina, scoperta da ricercatori canadesi e statunitensi in uno studio pubblicato sulla rivista ‘Nature Medicine’, dovrebbe stimolare la ricrescita cutanea anche quando le ferite sono ormai croniche e formano una ‘piaga’ che non risponde ad alcun trattamento. La proteina era gia’ conosciuta, perche’ responsabile delle crescita dei tessuti durante lo sviluppo e presente anche in alcuni tipi di tumore, ma non si sapeva che svolgesse un ruolo centrale nella rigenerazione cutanea.
Andrew Bateman of the Research Institute of the McGill University Health Centre (MUHC) (Montreal), in collaborazione con il Soft Tissue Center (University of Georgia, Athens), ha studiato come avviene la riparazione delle ferite nei topi. Le analisi hanno mostrato che le cellule del sistema immunitario, che accorrono per stimolare la ricrescita dei tessuti, sono molto ricche di un fattore di crescita, la progranulina3. I ricercatori hanno anche scoperto che le cellule contenenti la progranulina servono a dare il ‘via’ ai processi cicatriziali. Infatti, subito dopo che hanno raggiunto la ferita, i tessuti cominciano a ricrescere, mentre le cellule della pelle e quelle dei capillari iniziano, a loro volta, a produrre la proteina. La progranulina e’ stata sperimentata nei topi, e le osservazioni hanno rivelato che il trattamento facilitava la rigenerazione dei tessuti danneggiati. Secondo i ricercatori, la proteina agirebbe sulle cellule cutanee e su quelle endoteliali, favorendo la proliferazione e la migrazione verso la zona ferita e stimolando la ricostituzione dello strato cutaneo e dei capillari sottostanti.











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