L’ipnosi può servire a curare le malattie della pelle. Da sola, o insieme con le terapia standard, l’ipnosi si rivela capace di contribuire efficacemente alla riduzione dei sintomi e al miglioramento delle diverse dermopatie. Innanzitutto della dermopatia atopica, squilibrio del sistema immunitario in senso allergico e che interessa soprattutto i bambini fino a due anni, ma che può interessare anche l’età adulta. Proprio su un gruppo di adulti, refrattari alla terapia standard, è stato condotto uno studio che ha dato i seguenti risultati: dopo un periodo nel quale sono stati impiegata tecniche di rilassamento, induzioni di suggestioni ipnotiche e esercizi di autoipnosi, l’uso di creme al cortisone che è il principale indicatore dell’andamento della malattia, è diminuito del 40% dopo quattro settimane, del 50% dopo otto e del 60% dopo sedici settimane. L’ipnosi funziona bene anche in altre situazioni quali l’orticaria, rosacea, foruncolosi. Ma perché? Le nuove conoscenze che stanno emergendo dallo studio del cervello e dall’andamento delle sue relazioni con il sistema immunitario aprono nuove vie di ricerca; dalle neuroscienze emerge la vastità di un mondo emozionale del quale abbiamo scarsa percezione cosciente ma che opera in profondità nell’organizzazione della nostra identità biologica e quindi dell’equilibrio tra salute e malattie. Lo studio della memoria dice che c’è un sistema di memorizzazione che un grande studioso della neurobiologia delle emozioni, l’americano J. Le Doux, definisce “implicito”, che concerne la nostra vita emotiva, che di regola non arriva alla soglia della percezione e che però agisce sul nostro equilibrio vitale, soprattutto condizionando il sistema immunitario, che ormai è dimostrato essere in stretto dialogo con il sistema nervoso. L’ipnosi, superando la barriera dei sistemi cognitivi razionali, consente una comunicazione diretta con il nostro mondo emotivo, permettendo di incidere su alterazioni emozionali che inducono modificazioni biologiche le quali, infine, concorrono alla comparsa della malattia.
L’Organizzazione mondiale della sanità ne sconsiglia l’uso: gli effetti delle lampade abbronzanti possono provocare eritemi nell’arco di un breve periodo e tumori della pelle con il tempo. La cautela dovrebbe ispirare chi ritiene di non poterne fare a meno e, prim’ancora, chi le maneggia e chi le fabbrica.
Il procuratore aggiunto torinese Raffaele Guariniello, dopo una prima inchiesta sui centri estetici che offrono abbronzature artificiali, «scottato» dalle carenze professionali riscontratevi, è risalito a monte e ha incaricato i Nas di Roma di raccogliere le istruzioni d’uso di tutte le lampade abbronzanti commercializzate in Italia.
Stando ai controlli dei carabinieri, che hanno “censito” un centinaio di lampade abbronzanti distribuite da una ventina di aziende, si approda a conclusioni disastrose per come la maggior parte delle aziende si preoccupa di informare i clienti. Prova ne è che, per 46 tipi di lampade, nei rispettivi manuali d’uso non si indicano i valori di irraggiamento Uva e Uvb e/o i loro limiti di esposizione: chi utilizzi quei prodotti non può valutarne le soglie di rischio per la salute. Non è finita: per altri 44 apparecchi i dati riportati nei manuali, se rispettati, portano a superare le dosi massime di assorbimento previste dalla normativa italiana. Che, per la Commissione europea, è comunque insufficiente a garantire la protezione della pelle dai raggi ultravioletti e infrarossi.
Tutto questo ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati dei produttori per violazione del Codice del consumatore che punisce chi immette sul mercato prodotti pericolosi.
I ricercatori dell’University of Iowa, in uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine, hanno messo in dubbio che le creme solari riducano il rischio di sviluppare il cancro alla pelle. Basando le loro conclusioni sull’analisi degli ultimi 18 studi pubblicati sull’argomento, gli studiosi affermano che l’utilizzo dello schermo protettivo sia addirittura correlato al melanoma. La maggior parte degli esperti però ritiene che lo schermo prevenga il cancro alla pelle; il problema è che il suo utilizzo autorizza le persone a prolungare l’esposizione solare. A questo bisogna aggiungere che, solitamente, chi usa lo schermo ha problemi di pelle sensibile e quindi è più soggetto a sviluppare la malattia.
Un nuovo studio è giunto alla conclusione che il fumo di sigaretta può far ritardare la guarigione sulle ferite.
Ne sono stati autori i ricercatori della University of California, Riverside, che hanno condotto i loro studi sui topi e su colture di cellule umane per esaminare l’effetto del fumo della sigaretta sui fibroblasti, cellule che migrano verso le ferite per generare il tessuto cicatriziale. I fibroblasti svolgono un ruolo vitale nella riparazione e nel rimodellamento del tessuto.
Con lo studio si è potuto osservare che benché il fumo di sigaretta non uccida i fibroblasti, li danneggia e ne altera la capacità di arrivare alla zona ferita. I fibroblasti, invece, si accumulano ai margini della ferita.
Secondo uno dei ricercatori Manuela Martins-Green, si può affermare che nel complesso i risultati dello studio indicano che il fumo di tabacco possa far ritardare la riparazione delle ferite e la formazione della cicatrice.
Questo effetto, secondo gli autori dello studio, tenendo conto degli altri già noti come l’interferenza nel processo di morte e di migrazione delle cellule, causa un’accumulazione di tessuto malato invece che di quello deputato alla guarigione delle ferite.
I ricercatori hanno anche annunciato che stanno ora provando ad isolare il componente o i componenti del fumo che inibiscono la migrazione delle cellule ed ostacolano la morte delle cellule.
Secondo uno studio statunitense, pubblicato sulla rivista ‘Archives of Pediatric and Adolescent Medicine’, basterebbe ’sigillare’ la verruca con un nastro adesivo robusto per farla scomparire definitivamente dalla pelle. Dean R. Focht, del Department of Pediatric Gastroenterology and Nutrition presso il Children’s Hospital Medical Center (Cincinnati), ha studiato l’efficacia del nastro adesivo contro le verruche comuni in un campione di 60 giovani pazienti (eta’, 3-22 anni). Meta’ sono stati curati in maniera ‘classica’, cioe’ con applicazioni di azoto liquido della durata di 10 secondi, ogni 2-3 settimane, per un massimo di 6 trattamenti. Nell’altra meta’ del campione, invece, le verruche sono state ‘tappate’ con pezzetti di nastro adesivo di nastro adesivo robusto (quello telato) per un massimo di due mesi. I risultati hanno mostrato che il nastro adesivo era significativamente piu’ efficace della crioterapia nel rimuovere le verruche. Infatti, e’ stata ottenuta una completa guarigione dell’85% dei pazienti trattati con il nastro adesivo rispetto al 60% di quelli sottoposti al ‘congelamento’ delle verruche.











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